Archive for the ‘gluone blu’ Category

“La passeggiata dell’ubriaco”

domenica, gennaio 17th, 2010

Dopo una lunga latitanza, sono qui per consigliare a tutti il libro di Leonard Mlodinow La passeggiata dell’ubriaco. In realtà al problema del randomwalking non è dedicato moltissimo, e sul randomwalking davvero credo si potrebbero scrivere intere enciclopedie (e magari pure un post, che ne dite?), ma si tratta di una piacevolissima carrellata di informazioni, aneddoti ed esempi in merito alle leggi scientifiche del caso. In poche parole si parla di probabilità, di decisioni e di previsioni e soprattutto  delle trappole logiche che sono tese al nostro cervello che ragionando in modo intuitivo ci fa prendere delle cantonate. Un esempio?

Daniel Kahneman e Amos Tvesky, due psicologi, sottoposero a 88 soggetti il seguente profilo:

“Immaginiamo una donna di nome Linda, trentun anni, single, estroversa e molto intelligente, laureata in filosofia. Al college era molto interessata ai temi della discriminazione e della giustizia sociale, e ha partecipato a manifestazioni contro il nucleare. “

A questo punto i due scienziati chiesero a tutti di valutare una serie di affermazioni dando loro un voto tra 1 e 8 in base alla loro probabilità dove 1 rappresenta la certezza e 8 la certezza che non sia vero. Ed ecco i risultati:

  • Linda è attiva nel movimento femminista – 2,1
  • Linda opera nei servizi sociali psichiatrici – 3,1
  • Linda lavora in una libreria e prende lezioni di yoga – 3,3
  • Linda fa l’impiegata di banca ed è attiva nel movimento femminista- 4,1
  • Linda insegna in una scuola elementare – 5,2
  • Linda è iscritta alla Lega delle donne elettrici – 5,4
  • Linda fa l’impiegata in banca – 6,2
  • Linda fa l’assicuratrice – 6,4″

A questo punto è interessante isolare tre di queste affermazioni:

  • Linda è attiva nel movimento femminista – 2,1
  • Linda fa l’impiegata di banca ed è attiva nel movimento femminista – 4,1
  • Linda fa l’impiegata in banca – 6,2

Non c’è qualcosa di strano? Un matematico direbbe che i punteggi sono quantomeno sospetti. Infatti la terza affermazione include anche la seconda però è meno probabile! Tutto ciò è assurdo: infatti nell’insieme delle impiegate di banca c’è un sottoinsieme  che raccoglie le impiegate di banca attive nel movimento femminista. Kanheman e Tvesky riproposero questo esperimento più volte e lo affinarono ulteriormente. Una delle versioni è particolarmente interessante: i soggetti in questo caso erano 36 laureati a cui era stato esplicitamente detto di tenere conto, durante la scelta, della prima legge della probabilità che afferma , per l’appunto, che  la probabilità che due eventi accadano non può mai essere maggiore della probabilità che ciascun evento accada separatamente. Eppure la maggioranza degli intervistati continuò a rispondere in modo analogo.

E questo è soltanto un esempio: negli anni ‘60 un’altra trappola mise in crisi la comunità matematica degli Stati Uniti.

Nel libro troverete molti di questi esempi , condenditi con un po’ di storia e folclore matematico, proposti come sfide al lettore, e ciò rende la lettura molto godibile, a patto che si abbia già masticato un po’ di probabilità (ma proprio poca).  Curiosando sul web ho infatti trovato pareri di lettori che trovavano certi “salti” del testo piuttosto ostici e in effetti a volte conviene approfondire un po’ per poter capire veramente alcuni discorsi. Tuttavia questo libro ha il pregio di dare una panoramica abbastanza ampia e di fornire tanti spunti di riflessione e non è da poco. E’ inoltre veramente una lettura piacevole, perciò lo consiglio a tutti!

Faust a Copenhagen – Lotta per l’anima della fisica

lunedì, novembre 23rd, 2009

Inizialmente ero titubante: da ammiratrice decisa di I trent’anni che sconvolsero la fisica ( di George Gamow) non ero molto sicura che leggere un altro resoconto storico e “personale” della storia della meccanica quantistica potesse appassionarmi. Tuttavia il riferimento al Faust e soprattutto alla parodia di tale opera e la copertina accattivante hanno avuto la meglio.  Vorrei quindi condividere con voi qualche impressione e discuterne con chi l’avesse eventualmente letto.

La vicenda racconta le vite e le scoperte (più le prime che non le seconde) di alcuni importanti fisici vissuti nella prima metà del XX secolo i cui nomi sono più (Heisenberg, Dirac, etc…) o meno (Lise Meitner su tutti) noti a chiunque si sia occupato anche soltanto un po’ di meccanica quantistica. Particolare attenzione è dedicata alle relazioni che c’erano tra questi illustri personaggi e alle loro differenti personalità: saranno proprio le loro caratteristiche peculiari che verranno sottolineate nella parodia al Faust scritta nel 1932  da uno di loro, Max Delbrück.

In prima fila da sinistra: Bohr, Dirac, Heisenberg, Ehrenfest, Delbruck e Meitner. I personaggi della prima fila sono i protagonisti, insieme a Pauli e Gamow, di "Faust a Copenhagen"

Al di là delle vicende biografiche dei protagonisti (peraltro molto interessanti e spesso poco note) si ripercorre la vicenda che ha portato alla formulazione di Copenhagen della meccanica quantistica e alla fondazione della fisica nucleare nonchè alle vicissitudini di quella che diventerà anche casa del lettore: Blegdamsvej.

Blegdamsvej 17, la casa della meccanica quantistica

Blegdamsvej 17, la "dimora" della meccanica quantistica

Tutto questo è molto ben descritto: quando ho chiuso il libro mi era sembrato di aver passato davvero un paio di giorni nel famoso istituto e di aver conosciuto almeno un po’ queste grandi personalità.

Si tratta, però, principalmente di un libro di storia della fisica, perciò di meccanica quantistica vera e propria si legge relativamente poco, perciò se si vuole scegliere un primo libro da leggere su questa meravigliosa teoria e il suo sviluppo consiglierei piuttosto I trent’anni che sconvolsero la fisica , mentre a chi preferisce le storie e La Storia raccomando Faust a Copenhagen. Inoltre non  sarebbe stata male in appendice una versione in italiano della famosa parodia a cui si fa riferimento in quasi ogni pagina, ma, a  parte questi piccoli commenti pignoli, si tratta sicuramente di una lettura molto coinvolgente ed appassionante.

"La trama della realtà" di David Deutsch

lunedì, gennaio 19th, 2009

Piccola premessa: temo di non essere assolutamente in grado di poter scrivere una vera recensione di questo libro sia per la difficoltà (e l’ampiezza) degli argomenti sia per lo stupore da cui devo ancora riprendermi totalmente. Tuttavia, proprio a causa di quest’ultimo, mi sento in dovere di scrivere qualcosa che probabilmente dovrebbe chiamarsi Pensieri sparsi di una lettrice stupita in un multiverso fantascientifico.

Cominciamo dall’autore: David Deutsch è, come potreste facilmente scoprire su Wikipedia, un fisico israeliano che attualmente lavora ad Oxford, in un notissimo laboratorio che si occupa di Computazione Quantistica. E’ un frequentatore di The Edge ed è forse più noto in Italia proprio per il suo libro “La trama della realtà”. Il primo impatto che ho ricevuto è che sicuramente David Deutsch ha conoscenze in molti campi al di fuori della fisica quantistica (è uno dei fondatori della computazione quantistica) : conosce molto bene la teoria del gene egoista di Dawkins e i suoi critici e si muove con disinvoltura tra Popper e Kuhn.

Il capitolo Ombre inizia subito con il far traballare alcune certezze. Chi si occupa di fisica quantistica, o in generale di fisica, di solito ha già sentito parlare di esperimenti con un numero variabile di fenditure attraverso le quali passano uno o più fotoni. Ebbene, non so quanti appassionati di fisica abbiano sentito parlare della teoria dell’autore secondo il quale, il ben noto (beh, insomma…noto forse non sarà il termine esatto, ma perlomeno familiare) fenomeno dell’interferenza sarebbe dovuto a fotoni ombra che giungerebbero da altri universi. Di primo acchito, ero molto scettica, ma di fronte alla sua logica, non saprei formulare una critica dotata di senso. Inoltre bisogna dire che la nostra “spiegazione” dell’esperimento delle fenditure bada più a prevedere i risultati dell’esperimento che non a spiegare veramente che cosa ci sia dietro.

E questo discorso della spiegazione è uno dei motivi che incontriamo in tutto il libro. Fa riflettere: nella scienza moderna spesso una teoria “va bene” perchè prevede in risultati, anche se non spiega veramente il perchè delle cose. Secondo Deutsch ciò è dovuto al fatto che non integriamo bene le nostre conoscenze e , anche, che esse non sono complete.

L’autore sostiene che la trama della realtà, vale a dire una teoria del tutto, ma una vera teoria del tutto non semplicemente una teoria che descriva anche se perfettamente il mondo microscopico (la fisica delle particelle per intenderci), sia costituita (contro ogni possibile forma di riduzionismo) da quattro fili: la teoria dell’evoluzione di Darwin-Dawkins, l’epistemologia (una teoria della conoscenza), una teoria della computazione e la meccanica quantistica. Dedica di fatto gran parte dell’opera a spiegare come interagirebbero queste quattro teorie, a illustrare perchè siano fondamentali e a divulgare le conseguenze di quest’idea. Non pensa di stare scrivendo un libro rivoluzionario, crede soltanto che queste teorie del presente non siano ancora correttamente integrate.

In quest’ottica si cerca di dare risposte a domande tradizionali per esempio che cosa sia esattamente il tempo (in un capitolo di tutt’altro che semplice lettura), se siano possibili viaggi nel tempo e quale sia il destino della vita (intesa come l’insieme dei viventi) e dell’Universo, il significato della matematica e dell’idea di dimostrazione. Viene anche accennata la teoria del punto omega di Frank Tipler, argomento che decisamente devo approfondire, e viene anche trattata abbastanza in profondità la teoria del multiverso di Hugh Everett.

Alla fine di tutto, vorrei consigliare a tutti questo libro se non altro perchè presenta una visione della realtà piuttosto diversa a quelle a cui si può essere abituati. Non è una lettura facile a mio parere, ma merita la giusta concentrazione e tanta voglia di pensare e discutere su quanto scritto. Per questo mi piacerebbe che se qualcuno che ha letto questo lavoro, scriva due parole nei commenti, anche perchè non ho trovato molta critica in lingua italiana in merito.

Lascio qualche link a commenti in lingua inglese che ho reperito online:

Recensione di Henry Sturman

Recensione di Bryce DeWitt

P.s. Nel caso trovaste qualunque tipo di errore oppure frasi prive di senso logico non esiti a scrivere!

"L'orologiaio cieco" di Richard Dawkins

domenica, novembre 2nd, 2008

Promettendo di dedicare un post intero all’autore (credetemi, lo merita davvero) vorrei scrivere due parole su uno dei suoi libri : L’orologiaio cieco. E’ stato il mio secondo libro di Dawkins, dopo il celeberrimo Il gene egoista, che meriterebbe anch’esso a mio giudizio qualche parola, ma non devo andare off-topic.

Non rappresentando l’opera in questione il mio battesimo per Richard Dawkins forse trascurerò alcuni aspetti che possono colpire chi legge per la prima volta le sue opere, anche se tenterò di non farlo.

Comincerei a parlare del sottotitolo Creazione o evoluzione? che per me è stato un po’ sviante: mi ha dato l’idea infatti che nel libro ci fosse una difesa a spada tratta dell’evoluzionismo confrontata con le ipotesi creazioniste.  Non è affatto così.

In generale il libro parla dell’evoluzionismo con un’attenzione particolare al problema della complessità , che può essere visto dai profani come uno scoglio insormontabile per la teoria in questione ( ci si potrebbe chiedere come sia possibile che da mutazioni casuali si siano realizzati organi complessi come l’occhio ). Tutto questo in un percorso che attraversa la biologia nel senso più ampio del termine: le conoscenze zoologiche di Dawkins trascinano il lettore in un viaggio attraverso i sistemi di radar dei pipistrelli e le differenze tra diversi animali marini, esperimenti di bioinformatica simulano le mutazioni, e infine non vengono trascurati alcuni cenni di biologia molecolare e tassonomia ( che si scopre non essere così noiosa come il nome suggerisce ).

Tutti i capitoli sono pervasi da riflessioni filosofiche mai invadenti e da uno humor scientifico e non. Risulta quindi perfettamente leggibile anche per chi ha una conoscenza piuttosto generale della materia anche nei capitoli più complicati ( dove però qualche approfondimento sarebbe stato bene )  e nelle ultime pagine dove vi è il confronto tra l’evoluzionismo e le altre teorie.

In poche parole forse non ci troviamo di fronte ad un libro rivoluzionario come il gene egoista, ma questa fatica di Dawkins merita senz’altro di essere letta.

Per saperne di più su Richard Dawkins:

La lettera aperta che ha scritto a sua figlia per il suo decimo compleanno

La sua pagina su ‘Edge’

La sua pagina web

Chi siamo?

giovedì, settembre 18th, 2008

Dedicato alle donne
che ci hanno trasmesso
i loro mitocondri

Con questa singolare ma incisiva (a mio avviso stupenda) dedica si apre il libro “Chi siamo” di Luca e Francesco Cavalli-Sforza, il primo è docente di genetica all’università di Stanford, uno tra i massimi esperti di genetica ed evoluzione delle popolazioni umane! Il secondo è il figlio, e lavora come regista.
Questo saggio oltre ad essere interessantissimo, offre un’interessante prospettiva sulla nostra storia e sulla nostra evoluzione, non solo biologica. L’autore inizia raccontando le sue esperienze con le popolazioni pigmee nelle foreste africane. Ci descrive un popolo che davvero vive come avrebbero potuto vivere le popolazioni di alcune migliaia di anni fa. Sono un popolo nomade, cacciatore e raccoglitore. Ci racconta delle loro usanze, dei loro costumi, e non con l’occhio del tipico Europeo-occidentale, ma con l’occhio di una persona che è rimasta considerevolmente stupita di quante cose si possano imparare da questi popoli. I pigmei, infatti, hanno profondissime conoscenze della natura circostante: sanno usare come medicamenti moltissime piante che farebbero gola alle industrie farmaceutiche, sono degli espertissimi etologi, e sono molto astuti e il tasso di omicidi tra di loro è bassissimo. Ci parla anche dei problemi che queste tribù hanno avuto e hanno con il rapportarsi con il mondo esterno.
Da questa rampa di lancio ci si inoltra nella storia dell’evoluzione umana, dai nostri più antichi progenitori, attraverso le popolazioni che si sono succedute col passare dei millenni, fino ad arrivare a noi. Quella che è stata davvero una sorpresa e che in questo discorso non si prende in considerazione solo l’evoluzione biologica, che già da sola, perdonate questo mio intervento, sarebbe stata interessante, ma l’autore con molta disinvoltura si destreggia tra la biologia, la genetica, l’archeologia, l’antropologia e dulcis in fundo anche la linguistica. Detto così sembra che sia un mattone indigeribile ed incomprensibile, ma sembra addirittura scontato dire che non è così; questo libro è rivolto a tutti, sia a chi sa cosa e quali sono le leggi di Mendel, sia a chi, invece, non ne ha mai sentito parlare.
Infine c’è una parte dedicata alla razza e al razzismo, e beh, sembra scontato dire che parlare di razze umane non ha senso, perchè le differenze genetiche sono davvero, davvero minime, ma purtroppo i fatti mostrano che così scontato e risaputo non è. E questo, oltre che triste, è anche, permettetemelo, squallido. Tanto per fare un esempio, tratto dal libro ovviamente, l’autore ci dice che in America diversi anni fa due emeriti scienziati, in base ai cosiddetti test di intelligenza, o del QI si sono messi a proclamare la superiorità genetica dei bianchi sui neri (uno dei tanti episodi in cui essere scienziati e anche premi nobel a volte vuol dire meno che avere la quinta elementare). Ebbene, quando le stesse prove furono effettuate tra bianchi americani e giapponesi, e questi ultimi hanno a dir poco surclassato i poveri, piccoli americani, chissà come mai nessuno, e dico nessuno, ha detto che era per motivi genetici, ma hanno iniziato a dire che era colpa del sistema educativo americano, e che quei test non misuravano davvero l’intelligenza. Ecco. Non commento ulteriormente.

Consiglio davvero agli interessati di leggere questo libro perchè, credetemi, ne vale davvero la pena!

"Passaggi curvi" di Lisa Randall

mercoledì, agosto 27th, 2008

Pochi giorni fa (al momento in cui scrivo è ieri, ma non so quando riuscirò a pubblicare) è stato attivato il nuovo acceleratore di particelle LHC al Cern di Ginevra, la Mecca europea della fisica delle particelle. Un mare di euro spesi, il sacrificio del LEP, ore e ore di ricercatori di tutto il mondo usate per progettare e costruire la nuova macchina… Ma per fare cosa?
Questo libro, uscito nel 2005 (e in Italia nel 2006), cita spesso il progetto dell’ LHC come l’acceleratore i cui esperimenti decideranno tra le diverse teorie esposte nelle sue pagine.
Forse però è meglio iniziare dal principio: il sottotitolo dell’opera è I misteri delle dimensioni nascoste dell’Universo e proprio da esse parte per alle stesse arrivare la giovane autrice.
Comincia dalla domanda di tutti: che cos’è una dimensione? Parafrasando (probabilmente in modo scorretto) dopo questa lettura direi brevemente che le dimensioni sono i parametri che dobbiamo dare per precisare la posizione di un punto nello spazio (e ne abbiamo 3, o almeno così pare) e nel tempo. L’opera nel suo insieme inizia così trasportando il lettore in un viaggio attraverso le idee di base utilizzate in questo campo, la relatività, la meccanica quantistica e l’avventura del Modello Standard fino alle più recenti, e meno conosciute, Supersimmetria, Teoria delle Stringhe e le diverse teorie che presuppongono l’esistenza delle brane. Interessante è vedere perché siano nate tutte queste teorie (mi riferisco soprattutto alle ultime visto che la relatività e la meccanica quantistica sono ormai quasi “assodate e acquisite” e lo stesso credo si potrà dire a breve del Modello Standard): nel libro viene spiegato nei dettagli il motivo di esistenza delle teorie citate, ma credo che potrebbe riassumersi in breve nella domanda perché la forza di gravità è così debole, mentre le altre forze fondamentali sono così forti?
Già, la forza di gravità, quella che conosciamo e sperimentiamo tutti ogni giorni presenta ancora così tanti misteri! E Lisa Randall racconta egregiamente la ricerca della soluzione con l’entusiasmo di chi è coinvolto sinceramente nell’avventura. Proprio quest’entusiasmo le ha permesso di scrivere “un libro che rendesse partecipe il lettore del senso di eccitazione che mi dà il mio lavoro, evitando però che ciò avvenisse a discapito delle idee scientifiche”, come lei stessa si propone.
Il risultato? Un libro eccezionale , uno dei pochi a descrivere in modo comprensibile a tutti la fisica contemporanea. Non mi resta quindi che consigliarlo a tutti e che augurare a tutti i ricercatori coinvolti un grande in bocca al lupo per i risultati degli esperimenti dell’LHC!

"Il programma dell'universo" di Seth Lloyd

mercoledì, luglio 16th, 2008

“Lloyd, la smetta di occuparsi di queste stramberie e inizi a lavorare su qualcosa che per noi abbia un senso.Altrimenti la cacciamo dalla Rockfeller”

Un docente dell’autore citato nel libro in questione

E’ difficile scrivere in merito a questo libro perchè è un libro controverso, dibattuto, ma innegabilmente potente nella sua originalità.

E’ uno scritto controverso perchè propone un cambiamento di paradigma drastico, netto, evidente e come la storia della scienza insegna testi del genere generano sempre un dibattito, più o meno acceso e rispetto a molte battaglie quella di Seth Lloyd sembra addirittura sottotono.

Va bene, facciamo un passo alla volta. Il paradigma scientifico a cui siamo oramai abituati dopo secoli di scienza Occidentale è quello dell’Universo come macchina, come un marchingegno di cui smontiamo, come dei bambini curiosi, ogni singolo pezzo per analizzarlo. L’idea è che compreso ogni singolo pezzo arriveremo ad una comprensione globale del cosmo. Questa filosofia pareva essere stata messa parzialmente in crisi dalla meccanica quantistica, ma di fatto è quella che vediamo in giro, quella che sta alla base della nostra tecnologia e del nostro modo di pensare.

In questo libro viene proposto di pensare all’Universo non più come ad una macchina molto complicata, ma come ad un computer, un computer quantistico. Una buffonata? Forse dite così perchè dobbiamo rivedere la nostra idea di computer, leggiamo Wikipedia:

A computer is a machine that manipulates data according to a list of instructions.

E quindi? Quindi un computer può anche non essere il portatile che avete sulle ginocchia o la scatola grigia che c’è qui per terra, ma è una qualsiasi macchina che manipola dati seguendo una lista di istruzioni. Se estendiamo leggermente la definizione, e facciamo ciò soltanto per non finire nel dibattito in corso (e di cui prossimamente quasi di sicuro si parlerà) in merito a che cosa sia una macchina e che cosa non lo sia, un computer è sostanzialmente qualcosa che elabora o manipola dati. Perciò un bambino che fa la prova del nove sul suo quaderno può essere visto come un computer (anche se può essere riduttivo). E già si nota che la questione non appare più assurda come poteva sembrare ad un primo acchito.

Ho accennato però al fatto che si tratta di un computer quantistico e qui si potrebbero (e si dovrebbero) scrivere post su post in merito.  Per brevità mi limito a dire che è una macchina che sfrutta caratteristiche peculiari della materia a livello microscopico e che ha capacità di calcolo decisamente migliori di quelle dei computer tradizionali. Mi limito a dire che è stato ipotizzato e che piano piano se ne stanno costruendo alcuni prototipi che però sono piccoli (pare che il problema sia costruire computer quantistici sempre più grandi). Un computer quantistico usa le  interazioni tra particelle per computare e l’Universo è costituito da interazioni tra particelle fondamentali: il parallelismo sembra reggere. I due sistemi vengono dimostrati (nel libro) essere logicamente equivalenti. L’Universo elaborerebbe sostanzialmente se stesso (e questo mi ricorda molto Aristotele quando parlava di Dio come di puro Pensiero di Pensiero).

Ma cosa comporta tutto questo? E soprattutto perchè ci sarebbe bisogno di questo nuovo paradigma?

La risposta alla prima domanda è interessantissima: tutto questo porta ad un nuovo modo di descrivere l’Universo tramite sì le leggi della fisica, ma tramite una loro versione legata all’informazione oltre che all’energia. Per quanto riguarda la seconda domanda dobbiamo tornare alla “vecchia fisica” quella che descrive l’Universo come macchina e vedere perchè, dati i progressi fantastici a cui si è arrivati grazie ad essa, forse è meglio cambiare. Uno dei nodi centrali della fisica contemporanea è costituito da una serie di tentativi di conciliare la meccanica quantistica conl a descrizione relativistica della gravità in una grande unica Teoria del tutto. Ebbene questo obiettivo ad oggi pare che non sia stato raggiunto e invece ragionando nei termini del nuovo paradigma pare che la soluzione al problema non sia così distante.

Inoltre ragionando in termini di Universo come computer quantistico si avrebbe una spiegazione dell’affascinante, ma difficile da spiegare fenomeno della complessità che circonda totalmente la nostra esistenza dal mistero dell’Universo, a quello della vita passando per il cervello umano e la riproduzione sessuata.

Un libro quindi che potrebbe segnare la storia della scienza, oppure no, ma che merita comunque di essere letto vista la varietà degli argomenti presentati (si spazia parecchio tra cosmologia, fisica fondamentale, teoria dell’informazione e qualche sprazzo di biologia) e l’originalità delle ipotesi.

Per approfondire: un’intervista a Seth Lloyd e la pagina web dedicata al libro

a.d.p.

"Il disordine perfetto" di Marcus du Sautoy

martedì, luglio 8th, 2008

Chi scrive come tanti altri è stata attratta da questo libro dopo l’illustre precedente dell’autore. Più che una recensione coerente quello che state leggendo è un insieme di impressioni, una macchia di idee in disordine (non un disordine perfetto, però).

La prima cosa che si nota è che il libro è strutturato in 12 capitoli ognuno “ambientato” in un mese dell’anno differente (cominciando da Agosto) e spesso in luoghi diversi (caratteristica che verrà sicuramente apprezzata da chi ama viaggiare o semplicemente scoprire la matematica ovunque) dove l’autore, spesso accompagnato dal figlio, trova la simmetria, argomento centrale del saggio, nei posti più disparati.
Nei dodici mesi assistiamo da un lato alle vicende matematiche e personali dell’autore dall’altro allo sviluppo del saggio che parte dalla nozione intuitiva di simmetria fino ad arrivare alla teoria dei gruppi raggiungendo infine gli ultimi sviluppi (il famoso Mostro).
Tutto questo è mescolato alle vicende biografiche dei grandi matematici che si sono occupati del problema, fra tutti Galois la cui vita si presta bene a romanzi e aneddoti, e in questo devo ammettere il libro è un po’ simile a “L’equazione impossibile” di Mario Livio. Non è però una pecca, perchè moltissimi libri divulgativi di matematica sono, un po’ per forza di cose strutturati così. In questo caso si nota in modo evidente perchè anche l’altro libro finisce per parlare della teoria dei gruppi.

Il livello di matematica di questo saggio non è altissimo, ma richiede comunque una certa dimestichezza con gli argomenti, o perlomeno una sana voglia di concentrarsi.
Pertanto credo che sia un libro in generale per persone interessate alla matematica, penso che non lo userei per convincere qualcuno che normalmente odia la matematica a dedicarvisi.
Bisogna anche dire che si tratta di un saggio divulgativo perciò non ci si deve nemmeno, per contro, aspettare dimostrazioni e rigore: non è quello che l’autore vuole e non lo si troverà.

Non è però comune che un ricercatore, un matematico in particolare, dedichi spazio a spiegare cosa fa, a descrivere di cosa si occupa. Come l’autore stesso evidenzia abbiamo tutti una vaga idea di cosa faccia un biologo (o perlomeno pensiamo di averla) o un astrofisico, ma al di fuori dell’ambito scientifico sapere di cosa si occupa un matematico è raro.
Trovo quindi molto importante che du Sautoy provi a descrivere, per quanto difficile sia, le sue ricerche ai profani (anche se non mi è parso di capire con precisione tutto,ma credo sia normale).

Dopo queste idee confuse (che giustifico con il titolo del libro) penso di poter dire che si tratta di un buon libro, di un discreto esempio di divulgazione matematica (anche se fatico a metterlo all’altezza del libro precedente dell’autore) contenente ottime idee. Si colloca un pochino a metà tra i libri divulgativi di base, che possono anche risultare noiosi una volta che se ne sono letti tanti, e tra i testi più specialistici.
Per l’argomento trattato merita di essere letto, ma non si è dimostrato, secondo chi scrive, all’altezza del predecessore.

a.d.p.