genetica

You are currently browsing articles tagged genetica.

Diamond porta luce sugli ultimi 13 mila anni d’umanità

Buongiorno a tutti. Questa è la recensione di un libro che credo dovrebbe essere la bibbia di chiunque studi etnologia, antropologia e storia antica. Un libro che secondo me dovrebbe esser di compendio a tutti i corsi di scienze delle scuole superiori. Sto parlando di “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond ornitologo dell’università della California che dopo anni di studi in giro per il mondo ha deciso d’intraprendere anche la carriera di divulgatore scientifico. Una scelta azzeccata.

Ma andiamo al dunque, perché bisognerebbe leggere questo libro?

Prima di tutto perché leggendolo si può capire molto del mondo di oggi e del passato. Infondo la storia non è che l’impalcatura su cui si costruisce il futuro. Immagino che anche a voi sarà capitato di farvi delle domande sull’umanità. Non tanto le metafisiche “perché siamo qui?”, “cosa siamo?” ecc. ma roba un po’ più spiccia e, forse, più utile, tipo “perché in fin dei conti gli europei hanno conquistato tutti gli altri popoli del mondo?”. Non so voi, ma io quando studiavo storia rimanevo sempre impressionato dalla magnificenza delle grandi civiltà precolombiane, Inca e Aztechi soprattutto.  Immaginare che questi grandi imperi che avevano città popolose come quelle europee siano caduti per mano di un centinaio e poco più di rozzi conquistadores spagnoli mi ha sempre lasciato impressionato. Se si pensa poi al fatto che sempre questi grandi imperi passati avessero incredibili conoscenze astronomiche e ingegneristiche ma non conoscessero l’uso della ruota mi lasciava ancora più sorpreso. Bene, leggendo l’opera di Diamond si potrà capire tutto questo, e molto altro ancora, con grande chiarezza e immediatezza.

Il libro è ben scritto, fluido e ricco di esempi, curiosità e aneddoti dei viaggi di Diamond. Talvolta l’attenzione cala perché in alcuni parte la densità delle nozioni e dei concetti si fa molto alta e quindi porta ad un pericoloso incremento della soporosità. Di contrasto però leggendo “Armi, acciaio e malattie” non si potrà non rimanere estasiati davanti al fantastico film cui si assisterà.

Dalle righe di Diamond uscirà infatti un fiume di vicende antiche, di uomini d’un tempo lontano che varcarono gli oceani colonizzando la Polinesia, le Americhe, che combatterono tra loro conquistandosi vicendevolmente. Li si vedrà scoprire l’agricoltura, il metallo, creare e distruggere civiltà nel susseguirsi dei secoli lasciando tracce indelebili su quel guazzabuglio di affascinanti contrasti da noi chiamato umanità.

Un libro davvero molto affascinante.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Decisamente non siamo sul ring, ma in un laboratorio. Non ci sono due mastodontici contendenti pronti a darsele di santa ragione, ma un ricercatore e il suo stuolo di topi da laboratorio. Il Knock-Out (KO) è una tecnica sperimentale molto interessante e utile e permette di inattivare o sostituire singoli geni nei cromosomi con una precisione chirurgica.
Volete sapere che funzione abbia un gene in un particolare processo? Cosa c’è di meglio che toglierlo e vedere cosa succede? E’ possibile fare un knock out su singole cellule, ma è possibile anche creare degli organismi fatti e finiti (quando va bene) knock-out.
Per comprendere bene questa tecnica è necessario conoscere la ricombinazione e approfitto di questa occasione per parlarne un po’.
La ricombinazione è un processo che prevede lo scambio di due segmenti genici. Può avvenire all’interno dello stesso cromosoma o avvenire tra due cromosomi diversi. La ricombinazione è uno dei meccanismi attraverso il quale si forma la variabilità genetica. Uno dei più importanti eventi di ricombinazione avviene durante la meiosi (quando cioè i progenitori delle cellule germinali si dividono dando origine ai gameti); in questo caso viene anche chiamata crossing over ed è il meccanismo con il quale segmenti di DNA vengono scambiati tra due cromosomi omologhi. Questo è per creare gameti con un genotipo diverso da quello delle cellule di partenza. Ricombinazioni di questo tipo sono dette ricombinazioni omologhe, perchè sono omologhe le sequenze che si scambiano. Cosa vuol dire? Vuol dire che un allele del gene A sul cromosoma 10 paterno viene scambiato con l’altro allele (che potrebbe anche essere lo stesso) del gene A sul cromosoma 10 materno (ricordo che abbiamo due copie del nostro patrimonio genetico, uno di origine paterna e uno di origine materna). In questo modo è come avere due mazzi di carte e mischiarli ogni volta in modo diverso, otteniamo combinazioni diverse ogni volta. Esiste anche una ricombinazione non omologa, che prevede lo scambio tra due segmenti di DNA casuali.
Apro una digressione che esula un po’ dall’argomento principale, ma è decisamente interessante. La metto in corsivo così la potete saltare se volete, visto che non è indispensabile per capire il resto del post.

I primi importanti studi sulla ricombinazione genetica o crossing over vennero fatti all’inizio del secolo scorso da Morgan e colleghi. Loro lavoravano sui moscerini della frutta (Drosophila melanogaster) e fecero alcune fondamentali scoperte sulla frequenza di ricombinazione. La frequenza di ricombinazione è la frequenza con cui si verifica una ricombinazione tra due loci durante la meiosi e quindi la frequenza con cui si vengono a creare combinazioni di geni diverse da quelle di partenza. In parole povere la frequenza con cui due geni vengono separati durante la ricombinazione.
Per fare un esempio, due geni presenti su cromosomi diversi sono indipendenti l’uno dall’altro e vengono ereditati indipendentemente. Per cui due individui omozigoti con genotipo AABB e aabb (dove A e a e B e b sono due alleli rispettivamente del gene A e B localizzati su due cromosomi differenti) producono gameti AB e ab. Se li incrociamo avremo una progenie AaBb la quale a sua volta produrrà dei gameti AB, aB, Ab e ab con la frequenza del 25% ciascuno. Questo perchè i due geni sono indipendenti, vengono ereditati dalla progenie indipendentemente, per cui per calcolare le frequenze attese basterà usare la legge degli eventi indipendenti (la probabilità che si verifichi un evento A moltiplicata la probabilità che si verifichi un evento B). In questo caso la frequenza di ricombinazione è del 50% perchè su quattro combinazioni della progenie (AB, Ab, aB, ab) ben 2 su 4 sono diverse da quelle dei genitori di partenza (Ab e aB) e quindi nel 50% dei casi si è verificata la ricombinazione tra quei loci.
Se prendiamo due geni C e D localizzati sullo stesso cromosoma,potremmo non avere gli stessi risultati perchè se sono sufficientemente vicini possono essere ereditati in blocco e pertanto non siamo più nel caso degli eventi indipendenti. In questo caso la frequenza di ricombinazione sarebbe più bassa del 50%.
Questo ultimo punto sarà più chiaro tra poco. Bene, Morgan e colleghi osservarono che nei moscerini della frutta la frequenza di ricombinazione tra una coppia di geni rimaneva sempre costante durante tutte le generazioni e le frequenze di ricombinazione tra coppie di geni ogni volta diverse erano diverse tra loro. Questo voleva dire due cose: che la distanza tra due geni era sempre costante e che la frequenza di ricombinazione poteva essere usata come misura della distanza tra due geni.
Mi spiego meglio: più due geni sono vicini sullo stesso cromosoma, più la frequenza di ricombinazione sarà bassa (è meno probabile che quei geni vengano separati durante il crossing over e che diano origine a combinazione diverse, è più probabile che vengano ereditati insieme), più due geni sono distanti sullo stesso cromosoma più la frequenza di ricombinazione sarà alta, il caso estremo è quando i geni sono su due cromosomi diversi (è più probabile che quei due geni vengano separati). Per tornare al punto di prima, più due geni sono vicini maggiore è la possibilità che vengano ereditati in blocco e quindi le loro distribuzioni nella progenie non sono più eventi indipendenti.
Queste scoperte fecero venire in mente a Morgan di potere usare la frequenza di ricombinazione come misura della distanza tra due geni e in questo modo si iniziarono a fare mappe dettagliate sulla disposizione dei geni lungo i cromosomi. Viene ancora usata l’unità di misura del centimorgan che è la probabilità dell’1% che due loci vengano separati durante la ricombinazione ed equivale in media ad un milione di paia di basi.

Mi rendo conto che è stata una digressione lunga e forse non troppo semplice da capire, non era prevista nella mia idea originale di Post; è stata un’evoluzione spontanea :)… se non vi fosse chiaro  fate pure domande!

Ma ritorniamo al nostro punto principale, il Knock-out.  Per generare un animale Knock-out, quindi privati di un gene, è necessario fare diverse cose. D’ora in avanti darò per scontato che l’animale di cui si parla è il topo, che è quello che più frequentemente viene utilizzato.
Allora, per eliminare un gene è necessario prima di tutto preparare in laboratorio una versione dello stesso ma con un difetto che lo renda inattivo. Il modo più facile è introdurre all’interno del gene un altro gene che gli dia una qualche proprietà, come una resistenza ad un antibiotico in modo poi da poter effetturare una selezione positiva. Ai lati di questo costrutto si inseriscono due regioni omologhe a quelle del gene che devo sostituire per rendere possibile la ricombinazione omologa, per far sì che quel gene modificato si vada a sostituire al gene voluto e non in una regione casuale del genoma. Infine è buona norma inserire al di fuori delle sequenze di ricombinazione un gene letale per la selezione negativa. Per chiarire ho fatto un semplice schema (è ridicolo, lo so):

Legenda:

Rosso: costrutto
Blu: sequenze di ricombinazione
Giallo: gene originale
Verde: Gene per la resistenza agli antibiotici (selezione positiva)
Nero: gene letale (selezione negativa)

Questo costrutto viene inserito in diverse cellule staminali embrionali, prelevate da una blastocisti di topo, all’interno delle quali, se tutto va bene, avremo la ricombinazione del gene modificato con il gene originale e l’eliminazione di quest’ultimo. Alla fine il risultato sarà che, le cellule che hanno avuto la ricombinazione omolga saranno resistenti all’antibiotico, quelle che non hanno avuto la ricombinazione moriranno se esposte all’antibiotico e quelle che hanno avuto una ricombinazione casuale, hanno incorporato anche il gene letale e moriranno per questo. Con il gene per la selezione positiva e quello per la selezione negativa abbiamo quindi isolato le cellule che hanno avuto la ricombinazione omologa (approssimativamente 1 su 10 alla quarta)

Le cellule sopravvissute però sono eterozigoti, per chè la ricombinazione avviene solo su uno dei due alleli.
Queste cellule vengono fatte proliferare in vitro e vengono impiantate in un embrione di topo ricevente con alcune caratteristiche genetiche appositamente diverse, come ad esempio il colore del pelo. I topi che nasceranno saranno dei topi chimerici, con caratteristiche sia del ricevente, sia del donatore.
Quello che a questo punto si fa è incrociare un topo chimerico con un  topo albino  Si otterrà una progenie mista, distinguibile dal colore del pelo. I topi col pelo dello stesso colore del topo da cui si sono ricavate le cellule staminali che sono state modificate geneticamente saranno i topi Knock out. Ma sono eterozigoti, ricordate? A noi servono gli omozigoti. Quindi si incrociano due eterozigoti e si otterranno, tra gli altri, dei topi omozigoti per il gene Knock-out.
A volte, però, qualcosa va storto, e non abbiamo nessun animale Knock-out omozigote. E’ evidente che in questo caso, il gene che è stato tolto era fondamentale per l’animale e che quindi quelli privi di quel gene non sono sopravvissuti durante lo svliluppo embrionale. A volte non sopravvivono nemmeno gli eterozigoti.
Ci sono degli escamotage per ovviare a questo inconveniente, come i Knock-out condizionali. In questo caso è possibile far nascere e crescere i topi, e solo secondariamente inattivare il gene (cre-lox). E’ possibile fare anche un Kncok out tessuto specifico, ovvero inattivare il gene solo in un tessuto (sistema nervoso, miocardio, ecc ecc).

Come avete visto, a parte la digressione iniziale, fare un knock out non è così semplice. Gli imprevisti sono sempre alle porte e richiede anche abbastanza tempo (diverse generazioni di topo). Ma è assolutamente indispensabile per la comprensione di molti processi.
Finalmente (per voi) ho finito questo interminabile poema. Come sempre sono aperto alle critiche. Se notate errori ditemelo e se non capite chiedete! i commenti sono fatti per questo!

Un’ultima cosa, uno dei primi a sviluppare la tecnica del knock out è stato Mario Capecchi, un italiano premio nobel!!

Adios

Tags: , , , , , , ,

Chi siamo?

Dedicato alle donne
che ci hanno trasmesso
i loro mitocondri

Con questa singolare ma incisiva (a mio avviso stupenda) dedica si apre il libro “Chi siamo” di Luca e Francesco Cavalli-Sforza, il primo è docente di genetica all’università di Stanford, uno tra i massimi esperti di genetica ed evoluzione delle popolazioni umane! Il secondo è il figlio, e lavora come regista.
Questo saggio oltre ad essere interessantissimo, offre un’interessante prospettiva sulla nostra storia e sulla nostra evoluzione, non solo biologica. L’autore inizia raccontando le sue esperienze con le popolazioni pigmee nelle foreste africane. Ci descrive un popolo che davvero vive come avrebbero potuto vivere le popolazioni di alcune migliaia di anni fa. Sono un popolo nomade, cacciatore e raccoglitore. Ci racconta delle loro usanze, dei loro costumi, e non con l’occhio del tipico Europeo-occidentale, ma con l’occhio di una persona che è rimasta considerevolmente stupita di quante cose si possano imparare da questi popoli. I pigmei, infatti, hanno profondissime conoscenze della natura circostante: sanno usare come medicamenti moltissime piante che farebbero gola alle industrie farmaceutiche, sono degli espertissimi etologi, e sono molto astuti e il tasso di omicidi tra di loro è bassissimo. Ci parla anche dei problemi che queste tribù hanno avuto e hanno con il rapportarsi con il mondo esterno.
Da questa rampa di lancio ci si inoltra nella storia dell’evoluzione umana, dai nostri più antichi progenitori, attraverso le popolazioni che si sono succedute col passare dei millenni, fino ad arrivare a noi. Quella che è stata davvero una sorpresa e che in questo discorso non si prende in considerazione solo l’evoluzione biologica, che già da sola, perdonate questo mio intervento, sarebbe stata interessante, ma l’autore con molta disinvoltura si destreggia tra la biologia, la genetica, l’archeologia, l’antropologia e dulcis in fundo anche la linguistica. Detto così sembra che sia un mattone indigeribile ed incomprensibile, ma sembra addirittura scontato dire che non è così; questo libro è rivolto a tutti, sia a chi sa cosa e quali sono le leggi di Mendel, sia a chi, invece, non ne ha mai sentito parlare.
Infine c’è una parte dedicata alla razza e al razzismo, e beh, sembra scontato dire che parlare di razze umane non ha senso, perchè le differenze genetiche sono davvero, davvero minime, ma purtroppo i fatti mostrano che così scontato e risaputo non è. E questo, oltre che triste, è anche, permettetemelo, squallido. Tanto per fare un esempio, tratto dal libro ovviamente, l’autore ci dice che in America diversi anni fa due emeriti scienziati, in base ai cosiddetti test di intelligenza, o del QI si sono messi a proclamare la superiorità genetica dei bianchi sui neri (uno dei tanti episodi in cui essere scienziati e anche premi nobel a volte vuol dire meno che avere la quinta elementare). Ebbene, quando le stesse prove furono effettuate tra bianchi americani e giapponesi, e questi ultimi hanno a dir poco surclassato i poveri, piccoli americani, chissà come mai nessuno, e dico nessuno, ha detto che era per motivi genetici, ma hanno iniziato a dire che era colpa del sistema educativo americano, e che quei test non misuravano davvero l’intelligenza. Ecco. Non commento ulteriormente.

Consiglio davvero agli interessati di leggere questo libro perchè, credetemi, ne vale davvero la pena!

Tags: , , ,