Farmacologia

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Sebbene sia da parecchio tempo che non tocco la tossicologia, volevo scrivere qualcosa di interessante e curioso e magari, spero, di divertente.
In ogni caso potrebbe sempre servirvi in caso voleste uccidere un professore, il cane del vostro vicino che vi fa sempre i bisogni davanti alla porta, il vostro vicino che glielo lascia fare, la vostra suocera, il vostro genero o la vostra nuora, insomma..chi vi pare.. e poi non venitemi a dire che non sono una brava persona!

E’ noto che alcune popolazioni dell’amazzonia utilizzano un veleno, estratto da diverse piante (in particolare il Chondodendron tomentosum), con cui intingono le punte delle frecce. In questo modo aumentano la resa della caccia in quanto l’animale, oltre che ferito viene anche avvelenato.La tossina in questione è la tubocurarina (in quanto il veleno viene chiamato curaro).


Questo alcaloide vegetale si lega al recettore nicotinico dell’acetilcolina presente sui muscoli scheletrici e lo blocca. Il recettore in questione è una proteina multimerica (formata da diverse subunità distinte) presente in quelle zone delle fibre muscolari che vengono contattate dagli assoni dei neuroni motori (giunzione neuro-muscolare). Quando arriva un impulso nervoso, il terminale assonico libera il neurotrasmettitore acetilcolina (Ach), il quale, essendo liberato direttamente sul muscolo, si lega a questo recettore, che è molto concentrato proprio a questo livello. Il recettore attivato, essendo un canale ionico, depolarizza la membrana della cellula muscolare innescando la contrazione. La tubocurarina si lega al recettore, impedendo così l’azione dell’Ach. Il risultato è ovviamente la paralisi totale dei muscoli (una paralisi dovuta all’assenza di contrazione). In questo modo l’animale ferito non potrà allontanarsi più di tanto. Una cosa che gli indigeni sanno è che il curaro, anche se letale iniettato, è innoquo quando viene ingerito. Cibarsi di animali uccisi col curaro non è quindi pericoloso. Veniva anche utilizzato nelle pratiche chirurgiche, per la sua azione miorilassante. Ha una dose letale 50 (la dose che uccide metà degli esposti) di 0.63 mg/Kg per i topi.
Sempre parlando dell’acetilcolina, arriviamo all’interessante discorso degli organofosfati. Gli organofosfati (OP) sono, chimicamente, degli esteri dell’acido fosforico (estere = gruppo alcolico + acido). Un OP è ad esempio l’ATP. Alcuni OP hanno dei potenti effetti neurotossici. Il loro obiettivo è l’enzima acetil-colinesterasi, presente a livello delle sinapsi colinergiche (che utilizzano Ach), quindi anche quelle neuromuscolari;il suo scopo è quello di rimuovere l’acetilcolina rilasciata per interromprne gli effetti. Come vedremo se l’Ach persiste a livello delle sinaspi ci potrebbero essere numerosi problemi. l’Ach-esterasi ha quindi un ruolo di modulatore della risposta colinergica.
Gli organofosfati inibiscono reversibilmente o irreversibilmente questo enzima.Così facendo il neurotrasmettitore persiste molto più a lungo del dovuto nelle sinapsi causando un iperattivazione dei recettori nicotinici dell’Ach.Il risultato è un blocco di tutte le sinapsi colinergiche, quelle muscolari, quelle del sistema nervoso centrale, ecc.. Uno degli effetti principali è pertanto la paralisi (per eccessiva contrazione, all’incontrario di prima) accompagnata da convulsioni, perdita di coscienza e successivamente la morte. Il tutto avviene in pochissimo tempo, una manciata di minuti.
Gli organofosfati sono meglio noti col nome di gas nervini, di cui tutti conosciamo la storia. Alcuni di essi sono il Sarin, il Tabun e il Soman. Sono tutti agenti volatili (per questo sono gas) e hanno una dose letale 50 (ovvero la dose che uccide metà degli esposti) tra gli 0.04 e gli 0.6 mg/Kg (per le cavie). Il sarin è stato usato nell’attentato  terroristico del 1995 alla metropolitana di Tokyo uccidendo 12 persone.
Anche alcuni insetticidi si basano sugli OP, sono estremamente tossici, anche per l’uomo, ma come immaginerete sono molto efficaci.

Infine, per rimanere in tema, non mi resta che parlarvi di due delle tossine più potenti che esistano in natura: la tossina botulinica e quella tetanica. Innanzitutto, sono prodotte da due batteri, simili tra loro, il Clostridium botulinum e il Clostridium tetani. Sono dei batteri anaerobi e sporigeni (in caso di necessità producono spore molto resistenti). Producono due tossine di natura peptidica. La tossina botulinica è forse il veleno più potente che esista, poichè 450 grammi basterebbero per uccidere ogni essere umano di questo pianeta.  Di solito contamina cibi mal conservati.
La tossina botulinica penetra nelle terminazioni dei motoneuroni (quelli che innervano i muscoli) e tramite la sua azione proteasica taglia una proteina fondamentale per il rilascio dell’Ach, la SNAP-25. L’Ach, non essendo più liberata, non può attivare i recettori muscolari e questo causa una paralisi.
L’azione della tossina tetanica è simile, solo che al posto di inibire il rilascio di Ach, inibisce, allo stesso modo, il rilascio del GABA (per vedere cos’è il GABA e come funziona leggere il mio post sull’epilessia). Essendo un neurotrasmettitore inibitore, il tetano causa improvvise e prolungate contrazioni muscolari che portano alla paralisi e alla morte. La tetania, infatti, è la condizione nella quale i muscoli sono contratti.

Nella speranza di non farvi venire gli incubi, vi saluto. Come sempre, le domande sono ben accette!

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La cosa che voglio subito specificare, è che questo post non vuole avere nessun connotato di tipo bioetico. D’altronde è interessante anche solo cercare di capire come possa funzionare un farmaco simile.. senza andarsi ad impelagare in territori che non competono a questo sito!
La pillola RU486 è un farmaco inventato negli anni 80 da una  compagnia francese, la Roussel Uclaf, (la sigla RU viene da lì), quindi parliamo di una cosa che ha già i suoi anni, e non di un ultimo ritrovato farmacologico.  Il principio attivo è l’ormone steroideo sintetico Mifepristone. La base di tutto il processo è che il Mifepristone è un antiprogestinico, ovvero inibisce l’azione di questo importante ormone (il progesterone) secreto principalmente dall’ovaio. Il progesterone è un ormone steroideo (derivato cioè dal colesterolo) importantissimo sia nel ciclo mestruale, sia durante la gravidanza. Durante il ciclo mestruale, della durata indicativa di 28 giorni (con una forte variabilità interindividuale), l’evento principale è l’ovulazione, ovvero l’uscita dell’ovocita dal follicolo ovarico (e la sua discesa lungo le tube), e questo evento corrisponde a concentrazioni ematiche molto alte di ormoni gonadotropici (LH e FSH) secreti dall’ipofisi; l’ovulazione, quindi, è possibile soltanto se le gonadotropine raggiungono concentrazioni molto alte, e di solito avviene attorno al 14esimo giorno del ciclo. Una volta avvenuta l’ovulazione, il follicolo svuotato si trasforma in una ghiandola endocrina transiente, la cui principale funzione è quella di produrre progesterone e in quantità minore estradiolo (un estrogeno): Il corpo luteo (chiamato così perché ha un aspetto giallastro a causa di un pigmento carotenoide, la luteina). Il progesterone prodotto dal corpo luteo ha due funzioni, la prima è quella di inibire la produzione di gonadotropine per impedire l’ovulazione, la seconda è quella di preparare l’utero ad una possibile gravidanza, facendo accrescere la mucosa uterina (endometrio) e promuovendo la secrezione mucosa, fondamentale per l’impianto e l’attecchimento dell’embrione. Se avviene la fecondazione, si innesca un feedback positivo (hCG) che mantiene il corpo luteo attivo, e questo permette il proseguimento della gravidanza. Se non avviene la fecondazione, il corpo luteo dopo circa 14 giorni regredisce e scompare, i livelli di progestinici si abbassano, viene meno l’effetto di feedback negativo sull’ipofisi che incomincia a produrre nuovamente gonadotropine per l’inizio di un nuovo ciclo; d’altro canto, venendo meno il progesterone, l’endometrio si sfalda, provocando diffuse emorragie, che caratterizzano la fine (o l’inizio, dipende dal punto di vista) del ciclo mestruale. Con l’inizio del nuovo ciclo, grazie all’azione degli estrogeni prima, e progesterone poi, l’endometrio crescerà nuovamente (in realtà il discorso è molto più complesso). Ok, ora che ho fatto questa veloce panoramica, vediamo di arrivare al dunque. Ammettiamo che sia avvenuta la fecondazione dell’ovocita, lo zigote così formato si divide ripetutamente fino a formare la blastocisti che si impianta nell’endometrio e vi si addentra. L’impianto della blastocisti più o meno avviene durante il 7-8 giorno di sviluppo, sotto il diretto controllo del progesterone. Come ho già detto, il Mifepristone è un derivato sintetico del colesterolo, che inibisce l’azione del progesterone. Questa molecola, infatti, si lega con affinità molto alta al recettore del progesterone (esistono due isoforme di questo recettore, entrambe queste isoforme sono dei tipici recettori nucleari). Pur legandosi al recettore, non lo attiva come invece farebbe il suo naturale ligando, ma legandosi ad esso, impedisce che il progesterone si leghi. Si parla quindi di antagonismo competitivo. Questo antagonismo porta alla disorganizzazione dell’endometrio, ed al distaccamento dell’embrione; Questo provoca un abbassamento dell’hCG prodotta dall’utero, indispensabile per il mantenimento del corpo luteo (indispensabile per il mantenimento della gravidanza fino alla formazione della placenta); Il trattamento deve essere effettuato entro la nona settimana (in alcuni casi entro la settima). Per aumentare l’efficacia del trattamento, il mifepristone viene spesso associato a prostaglandine e al misoprostolo (che viene somministrato 24-72 ore dopo il mifepristone). Non sono conosciuti effetti genotossici o teratogeni, mentre alcune controindicazioni possono essere nausea, vomito, dolore addominale ed eccessivo sanguinamento. Il Mifepristone a dosi diverse da quelle utilizzate per l’aborto farmacologico (600mg), può anche essere utilizzato come anticontraccettivo sia pre che post coitale (quindi sia come pillola, che come pillola del giorno dopo), in quanto cambia completamente la morfologia dell’endometrio. Nuove frontiere di utilizzo potrebbero essere quelle nella cura contro i tumori di origine ormonale, e in diverse patologie come l’endometriosi.

Trovo corretto citare le fonti che ho utilizzato,

ovviamente Wikipedia the free Encyclopedia, precisamente qui e qui. In più ho utilizzato il libro Embriologia di Barbieri e Carinci.

Se notate errori, o volete fare precisazioni o più semplicemente domande, ovviamente fatelo!

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