Epigenetica

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Molto spesso nei libri di testo di biologia molecolare si trova pochissimo spazio dedicato a fenomeni che mi sembrano di grandissima rilevanza nella comprensione di molti processi. Probabilmente questo è dovuto al fatto che sovente non si hanno sufficienti informazioni, oppure se ce ne sono appaiono contraddittorie.
In questo piccolo intervento volevo parlare di una cosa secondo me di un interesse sconvolgente: l’organizzazione tridimensionale del genoma. Detto così non mi sembra di essere stato molto chiaro; cercherò di rifarmi qui di seguito.
Probabilmente molti di voi sono a conoscenza del fatto che la più grande unità organizzativa del genoma, eucariotico per lo più, è il cromosoma. Negli eucarioti ciascun cromosoma occupa un particolare volume nel nucleo cellulare chiamato territorio cromosomale e quel che più importa questo territorio, nel nucleo di una cellula in interfase, non è casuale.
Diversi lavori, tra cui uno in particolare a cui mi sto riferendo, hanno dimostrato che i diversi cromosomi di topo hanno un posizionamento tessuto-specifico all’interno del nucleo cellulare, con i cromosomi particolarmente ricchi di geni disposti verso il centro e quelli poveri di geni verso la periferia. Solitamente, inoltre, la maggior parte dei cromosomi disposti in periferia, erano per la maggior parte condensati in eterocromatina (e quindi trascrizionalmente inattivi).
La disposizione specifica dei cromosomi ha ancora degli aspetti poco chiari. Funzionalmente sembrerebbe servire per ottimizzare la regolazione dell’espressione genica, facendo in modo che geni che devono essere trascritti simultaneamente si trovino nella stessa area, aumentando così le probabilità che la trascrizione non solo avvenga, ma anche nei tempi corretti. Questo perché i geni trascritti intensamente si localizzano nelle cosiddette “fabbriche di trascrizione” (trascriptional factories suona meglio) che sono zone in cui la concentrazione di RNA polimerasi II e di fattori di trascrizione è particolarmente alta. Queste factories sembrano essere meno dei geni attivamente trascritti, pertanto è utile alla cellula localizzare tutti i geni utili in queste zone.
L’aspetto veramente interessante secondo me viene adesso: diversi geni, ma sarebbe più appropriato dire diversi loci, possono in qualche modo allontanarsi dal territorio del cromosoma di appartenenza, pur facendone ancora parte! Non so se sono stato chiaro; immaginate di avere dei gomitoli (supponendo che ciascun gomitolo sia fatto da un unico filo molto lungo e altamente convoluto) posizionati e fissi: questi sono i nostri cromosomi; ora prendete un ansa di filo di un gomitolo e tiratela in modo da farla districare dal resto per avere un loop fisicamente distante dal gomitolo di appartenenza, ma senza che ne sia staccato.
Quindi i cromosomi non solo non sono più entità fisse e statiche, ma i loro territori e i loro confini non sono più così netti come si pensava!
Alcuni cluster di loci, dove per cluster si intende gruppo, pur trovandosi su cromosomi differenti, riescono ad allontanarsi dal territorio di appartenenza, avvicinarsi, ed essere trascritti insieme, soprattutto se sono geni la cui funzione è correlata. Inoltre, che questo evento, di cui ci sono ancora diversi lati oscuri, sia almeno in parte correlato all’attivazione/repressione trascrizionale sembra essere dimostrato dal fatto che, inibendo la RNA polimerasi II, diminuisce significativamente.
Un fenomeno molto interessante che si è osservato, inoltre, riguarda il cromosoma X inattivato. Forse alcuni di voi sapranno che in cellule in cui è presente più di un cromosma X, (quindi negli esseri umani esclusivamente nelle femmine), solo uno di questi è attivo, mentre l’altro (o gli altri) è inattivato in maniera pressochè irreversibile. L’inattivazione del cromosoma X in più avviene attraverso una condensazione del DNA molto accentuata (eterocromatina); questa condensazione fa sì che i geni in questione non vengano trascritti. Quello che si è notato è che alcuni loci del cromosoma X inattivato sfuggono a questa condensazione proprio perché “scappano” dal territorio cromosomale. In questo modo evitano il silenziamento e sono belli attivi. Questo porta a dire due cose: la prima è che i geni, i loci in generale, non sono fissi, si muovono, si spostano all’interno del nucleo (pur rimanendo sempre al loro posto nel cromosoma); se questo movimento sia attivo o passivo non si sa. Al momento ignoro anche se sono stati scoperti dei “motori molecolari” che eseguono questo spostamento.
La seconda cosa, forse ancora più importante è che spesso si tende ad ignorare una cosa in biologia: il contesto spazio/temporale. Gli eventi, i processi che si svolgono sono influenzati sia dal tempo (nel senso che un evento non ha le stesse probabilità di avvenire in ogni istante, ma avrà dei momenti in cui le probabilità saranno maggiori o minori) che dallo spazio: in questo caso abbiamo visto come l’attivazione dei geni sia dovuta al luogo ed al momento in cui si vengono a trovare. Questo sembra banale, però io personalmente non ho quasi mai visto sui testi un accenno a queste due variabili, che pure, voglio dire, sono di fondamentale importanza.

Come sempre, spero di non avervi annoiato. Scrivete commenti e se avete qualsiasi osservazione o critica da fare, fatela!

Al prossimo post (chissà, magari varierò un po’ ..)

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L'epigenetica

Forse non tutti sanno che in biologia esiste un “dogma”, chiamato appunto dogma centrale della biologia, il quale prevede che l’informaziona genica proceda sempre dal DNA alle proteine, passando per il trascritto di RNA, anche se in realtà non tutto il DNA codificante codifica per delle proteine. Questo dogma è stato mandato al diavolo dai retrovirus (piccoli ma fetenti, questi virus, eh?), ovvero virus che hanno il loro genoma sottoforma di RNA, e non di DNA, come l’arcinoto virus dell’AIDS…….questi infatti utilizzano, una volta infettata la cellula ospite, una trascrittasi inversa per formare del DNA da uno stampo a RNA (esattamente l’incontrario di una RNA polimerasi). Questo per dimostrare che nelle scienze, una volta che credi sicura una cosa, subito ti viene smontata dall’evidenza… e meno male!

Ma c’è un’altra cosa di cui vorrei parlare, e che costituisce l’argomento del mio post. Ed è un esempio di come convinzioni acquisite possano rivelarsi errate di fronte a  casi non considerati prima.
Oramai tutti, specialisti, mediamente informati e non, sappiamo come il DNA sia il depositario dell’informazione genetica, e questa serve per progettare, costruire e regolare l’organismo. L’informazione genetica è contenuta nella sequenza nucleotidica del DNA, formata dalle basi A, T, C, G.. (semmai andatevi a rivedere il mio precedente post sulla PCR per struttura del DNA). In base alla sequenza la cellula codifica una corrispondente proteina. Ebbene, Fino a qualche tempo fa si credeva indiscutibilmente che l’informazione genetica fosse contenuta soltanto nella sequenza di basi azotate. Si è invece scoperto che non è solo così, ovvero esiste tutta una serie di informazioni fondamentali alla cellula per regolare la sua espressione genica, ovvero il come e il quando vengono letti i geni che non dipendono dalla sequenza di DNA; queste informazioni dipendono infatti da modificazioni covalenti del DNA e degli Istoni, ovvero le proteine attorno alle quali il DNA si avvolge. E’ stato infatti visto come lo stato di aggregazione del DNA sia estremamente significativo: DNA estremamente avvolto (si dice superavvolto) sugli istoni è silente, nel senso che non viene trascritto in proteine, invece DNA rilassato è attivo trascrizionalmente, e la sua informazione viene così utilizzata. Lo stato di condensazione del DNA si è visto che è gran parte regolato da quelle modificazioni covalenti sovramenzionate, in particolari le più importanti e più studiate sono:

Acetilazione di residui amminoacidici degli istoni, questa aggiunta mediata dall’enzima HAT (istone acetil-transferasi) riduce la condensazione del DNA, rendendolo attivo.

Metilazione di residui amminoacidici degli istoni, mediata dall’enzima HMT (istone metil transferasi), stabilizza l’interazione DNA istone, rendendo così più difficile la trascrizione.

Metilazione del DNA, questa reazione è mediata dall’enzima DNMT (DNA metil transferasi), che metila la citosina in sequenza C-G. Questa metilazione è utile alla cellula per reprimere la trascrizione di lunghi tratti di DNA

Questo tipo di informazione si chiama epigenetica, ed è una nuova frontiera per la Biologia molecolare, perchè molte malattie, tumori in primis, sono dovute a malfunzionamenti di questo repertorio epigenetico.

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