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	<title>Bottiglie di Leida &#187; effetto serra</title>
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	<description>Un blog sulla scienza e gli scienziati</description>
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		<title>Una bianca rivoluzione d&#8217;Ottobre?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 20:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La comunità europea propone di tagliare gli aiuti economici al settore dell&#8217;estrazione del carbone Sono tempi difficili per il settore dell&#8217;energie tradizionali. Due devastanti incidenti nel settore petrolifero (dopo il disastro del Golfo del Messico si è verificato pochi giorni fa un altro grave incidente in Cina) hanno ulteriormente messo in cattiva luce questo settore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>La comunità europea propone di tagliare gli aiuti economici al settore dell&#8217;estrazione del carbone </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono tempi difficili per il settore dell&#8217;energie tradizionali. Due devastanti incidenti nel settore petrolifero (dopo il disastro del Golfo del Messico si è verificato pochi giorni fa un altro grave incidente in Cina) hanno ulteriormente messo in cattiva luce questo settore dell&#8217;industria mai come forse dai tempi della Exxon-Valdez, messo in dubbio. Oltre a questo la notizia che viene da Bruxelles potrebbe mettere la parola fine ad un altro settore dell&#8217;energia tra i più tradizionali e antichi: il carbone, fratellone del petrolio nella famiglia &#8220;Energia&#8221;. Joaquin Almunia, commissario europeo per la concorrenza, ha infatti proposto il taglio degli aiuti comunitari al più tradizionale settore dell&#8217;energia, quello su cui si basò la nascita nel 1951 a Parigi della Comunità del Carbone e dell&#8217;Acciaio (CECA), la nonna dell&#8217;odierna Comunità Europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/08/Coal-Traini.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-727" src="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/08/Coal-Traini-150x150.jpg" alt="" width="199" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Che il business del carbone europeo fosse un barone tutt&#8217;altro che rampante era noto ai più, ma che questo nobile decaduto abbia, dal 2003 al 2008, succhiato dalle casse europee la bellezza di circa 26 miliardi di Euro in aiuti è cosa abbastanza sorprendente per diversi motivi. Il primo di questi, e forse il più noto a tutti, é la sua poca modernità. Il carbone infatti è tra tutte le materie prime usate per produrre energia elettrica quella più vecchia e soprattutto meno pulita. In un contesto di radicale, e forse epocale, cambiamento e riorientamento a tecnologie più recenti e meno inquinanti, pagare 26 miliardi di euro per tenere in piedi questo vecchio carrozzone inquinante lascia abbastanza perplessi. Il carbone infatti ha due grossi problemi a livello d&#8217;inquinamento: le elevate emissioni collegate al suo consumo (l&#8217;uso del carbone libera una grande quantità di anidride carbonica) e alla sua estrazione a cui è anche collegato un&#8217;importante degrado ambientale nonché un elevato costo di vite umane sia direttamente &#8211; tra gli incidenti più frequenti ci sono proprio quelli nelle miniere di carbone che una volta in Belgio, noi italiani dovremmo avere ancora memoria dell&#8217;8 Agosto &#8217;56, Marcinelle, ora in Cina, Russia e Ucraina soprattutto costano la vita ogni anno a centinaia di minatori &#8211; che indirettamente &#8211; i minatori sono tra le categorie di lavoratori che presentano il più alto tasso di tumori soprattutto all&#8217;apparato respiratorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/08/sagocrosses2.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-728" src="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/08/sagocrosses2-150x150.jpg" alt="" width="228" height="228" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, parlando di soldi, il settore del carbone europeo è tutt&#8217;altro che competitivo nei mercati mondiali. I tempi in cui Belgio e Germania fondavano parte della loro ricchezza su questa risorsa sono oramai lontani. Attualmente infatti i due più grandi esportatori mondiali di carbone sono Australia e Indonesia che esportano in gran parte in Asia dove paesi come Giappone, Corea del Sud e Taiwan divorano da soli più del 54% delle importazioni totali nel Sol Levante che corrispondono all&#8217;esorbitante cifra del 70% sul totale mondiale.  Il primo paese europeo come importazioni è la Germania con un piccolo 7% da cui però ricava circa il 40% dell&#8217;energia elettrica. Non sorprende quindi la freddezza con il quale Angela Merkel ha accolto la notizia. Curioso tra l&#8217;altro perché la Germania è tra i paesi europei che più ha investito sul binomio pulito-rinnovabile.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi un altro fattore di non poco conto: la competitività. Il carbone infatti fino a non poco tempo fa era il combustibile fossile più economico. Usare il carbone costava poco e quindi conveniva. Tuttavia ora questo primato è condiviso, chiaramente qui dipende da paese a paese, con i gas che in più hanno una minor ricaduta sull&#8217;ambiente. I grandi operatori energetici per questo motivo hanno sempre più investito sui gas. Questo si è verificato soprattutto in europa dove il gas ha con il tempo sottratto molto mercato al carbone.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/08/batch1co2emiproduct_large1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-730" src="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/08/batch1co2emiproduct_large1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per la gloriosa industria del carbone europea si prospetta quindi un fosco futuro, escludendo forse Polonia e, in piccola parte, Serbia, paesi che nel carbone potrebbero trovare un&#8217;ulteriore risorsa alla crescita economica che le ha investite da qualche anno, è ipotizzabile una progressiva chiusura delle poche miniere rimaste attive. Che si tratti di pensionamento anticipato o eutanasia industriale non ha molta importanza, chiaro invece come, anche dopo i recenti problemi economici che hanno interessato buona parte dei paesi dell&#8217;Unione, raggranellare qualche miliardo di euro privilegiando più efficenti e pulite risorse energetiche non sia una scelta poi così discutibile quantomeno per noi europei.</p>
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		<title>Intervista con Antonello Provenzale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 08:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buongiorno a tutti, oggi ho il piacere di proporvi una bella intervista con Antonello Provenzale ricercatore dell&#8217;ISAC-CNR che da circa trent&#8217;anni si occupa studia il clima e l&#8217;atmosfera terrestre con diverse pubblicazioni e ricerche di livello internazionale. Buongiorno professor Provenzale, immagino che avrà seguito con grande interesse gli eventi del meeting di Copenhagen, come considera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Buongiorno a tutti, oggi ho il piacere di proporvi una bella intervista con Antonello Provenzale ricercatore dell&#8217;ISAC-CNR che da circa trent&#8217;anni si occupa studia il clima e l&#8217;atmosfera terrestre con diverse pubblicazioni e ricerche di livello internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buongiorno professor Provenzale, immagino che avrà seguito con grande interesse gli eventi del meeting di Copenhagen, come considera i risultati raggiunti dall&#8217;evento? E si aspettava qualcosa di diverso?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Conferenza della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) è stata ampiamente pubblicizzata come un momento epocale per affrontare la sfida posta dai cambiamenti climatici, con la presenza di un grande numero di partecipanti e di Capi di Stato e di Governo, in rappresentanza dei Paesi responsabili a livello mondiale di una larghissima frazione del PIL, della popolazione e delle emissioni di gas serra. Il risultato raggiunto è stato inferiore alle aspettative, ma credo che rappresenti comunque un passo avanti. La politica internazionale ha seguito la strada che era realistico attendersi: il problema del cambiamento climatico è molto complesso da un punto di vista scientifico, le proiezioni climatiche sono tuttora affette da significativi margini di incertezza e la sfida posta dai cambiamenti climatici mette in gioco interessi diversi e spesso contrastanti. In definitiva implica una ridefinizione del tipo di sviluppo della nostra società, da un modello orientato alla crescita senza limiti ad uno orientato alla sostenibilità. Per questo sarebbe ingenuo pensare che, come d’incanto, tutto si possa risolvere senza contrasti e in pochi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto incoraggiante è che, contrariamente a quanto avvenuto nel recente passato, la politica a livello globale ha preso coscienza del problema climatico e sperabilmente continuerà ad occuparsene. Credo che sia importante l&#8217;accresciuta attenzione per il ruolo degli aerosol (polveri sottili), specialmente quelli carboniosi, responsabili di una parte non trascurabile del riscaldamento in atto. Politiche di abbattimento delle emissioni di aerosol carboniosi possono avere effetti positivi sia sulla qualità dell&#8217;aria (e quindi sulla salute) che sul contenimento temporaneo dell&#8217;aumento di temperatura, e sono forse meno complesse da mettere in atto rispetto alla riduzione delle emissioni di gas serra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno degli argomenti che ha fatto più scalpore al summit è stato quello del climate gate, lo scandalo, o presunto tale, dei consigli che diversi climatologi si scambiavano su come rendere più drammatici i risultati delle loro ricerche in ambito climatico &#8220;truccandone&#8221; i risultati. Che ne pensa lei, che della comunità scientifica fa parte, di questa faccenda? Una manovra politica per screditare il sistema oppure un&#8217;abitudine poco lodevole di qualche scienziato poco onesto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda dei &#8220;messaggi rubati&#8221; dal centro inglese è decisamente spiacevole, anche se credo che in definitiva i casi di manipolazione dei dati siano stati estremamente limitati. Personalmente, ho trovato anche molto tristi i messaggi in cui la dialettica scientifica lascia il posto all&#8217;insulto e all&#8217;astio personale. Questa storia mostra chiaramente il livello di scontro e di tensione raggiunto da alcuni ricercatori, sottoposti spesso ad estenuanti tour de force da parte di &#8220;scettici del clima&#8221; di professione, addestrati a svolgere un ruolo da disturbatori e guastatori. Con questo, le eventuali manipolazioni non sono giustificabili a nessun livello e per nessun motivo e i responsabili ne stanno pagando le conseguenze. Secondo me, il risultato peggiore di tutto ciò è aver dato l&#8217;impressione, spesso esagerata ad arte da alcuni media, che la ricerca scientifica non sia altro che un gioco delle parti di tipo politico. L&#8217;errore grave commesso da alcuni ricercatori esasperati non deve diventare una scusa per buttare a mare le importanti e oggettive indicazioni che ci sono fornite dalle attività di ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma alla luce di quanto accaduto secondo lei le stime fatte dall&#8217;IPCC riguardo gli scenari correlati all&#8217;incremento delle temperature devono esser rivalutate o restano comunque affidabili e credibili?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro generale del riscaldamento globale è sostenuto da talmente tante evidenze sperimentali ed empiriche che risulta affidabile &#8220;al di là di ogni ragionevole dubbio&#8221;. Basti pensare alla fusione dei ghiacciai montani, all&#8217;aumento in tutte le regioni del mondo dell&#8217;acqua di fusione, alla riduzione del ghiaccio marino e delle calotte glaciali artiche, all&#8217;aumento del livello marino e a tutti gli altri dati sperimentali che confermano il riscaldamento in corso. Non credo che nessun ricercatore possa mettere in dubbio il sostanziale riscaldamento avvenuto negli ultimi cento anni. Diverso è il discorso su alcuni aspetti e risultati specifici, che in alcuni casi l&#8217;IPCC ha riportato in modo errato &#8211; basti pensare alla previsione della data di sparizione dei ghiacciai Himalayani. Mentre il quadro generale è chiaro, le sue implicazioni specifiche sono, in alcuni casi, ancora affette da significativi margini di incertezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conoscerà sicuramente B. Lomborg, lo statistico danese che è forse la voce più importante tra i detrattori di Kyoto e che propone di dirottare le risorse economiche destinate a Kyoto a settori come la ricerca su tecnologie a bassa emissione, e di passare dall&#8217;idea di contrastare il riscaldamento globale a quella di adattarvisi, cosa ne pensa? Sono suggerimenti accettabili e intelligenti o solo &#8220;fumo negli occhi&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;adattamento è assolutamente necessario. Anche se dovessimo interrompere subito le emissioni di gas serra e aerosol (cosa abbastanza impensabile), l&#8217;inerzia del sistema climatico è tale che la temperatura continuerebbe comunque a crescere. Quindi, l&#8217;adattamento a condizioni più calde è fondamentale. Ma l&#8217;adattamento non basta: oltre un certo limite di aumento di temperatura (indicativamente posto a 2 °C in più rispetto all&#8217;epoca pre-industriale, ovvero circa 1.2 °C rispetto ad oggi), i costi dell&#8217;adattamento diventano così alti da rischiare di essere insostenibili, e comunque tendono a diventare maggiori dei costi delle strategie di mitigazione basate sulla riduzione di emissioni di aerosol e gas serra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma davvero, come molti pensano, il riscaldamento globale è il più importante problema per l&#8217;umanità? Non ci sono problematiche di maggiore priorità e di più facile soluzione come l&#8217;eradicazione di malattie come malaria e tubercolosi che ogni anno provocano centinaia di migliaia di morti, oppure la crisi idrica di molti paesi che oltre a rendere insostenibili le condizioni di vita ne blocca alla base ogni possibile sviluppo? Non le sembra che il riscaldamento globale sia visto quasi alla stregua di una soluzione finale per tutti i mali del mondo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dipende dalla prospettiva. Per un rifugiato in un campo profughi, il cambiamento climatico non è così importante. Ma se l&#8217;aumento del livello del mare rischia di rendere inabitabili alcune isole, per gli abitanti di quei posti il problema è serio. Inoltre, un aumento delle temperature è probabilmente causa di una maggiore espansione di malattie e di condizioni di potenziale siccità in ampie aree della Terra. Un inaridimento severo del Nord Africa avrebbe conseguenze disastrose sull&#8217;Africa e sull&#8217;Europa, con migrazioni di massa e innesco di instabilità sociali&#8230; Naturalmente, non tutte le conseguenze sono negative: inverni più miti alle medie latitudini comportano una minore incidenza di malattie cardiovascolari. Ma anche una maggiore sopravvivenza di parassiti durante l&#8217;inverno. E se gli inverni sono più miti, anche le estati sono probabilmente più calde. Per esempio, le proiezioni dei modelli climatici indicano che in uno scenario di riscaldamento globale ci si deve aspettare una probabilità molto maggiore di estati siccitose (come nel 2003) in Francia e in Italia del nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Il riscaldamento globale non è l&#8217;unico problema che dobbiamo affrontare, e certamente la mitigazione del riscaldamento globale non è la soluzione di tutti i mali e non deve diventare un alibi per non affrontare gli altri problemi, anche ambientali, che incombono. Tuttavia, l&#8217;aumento delle temperature in molti casi peggiora anche gli altri aspetti, e quindi è un problema che va affrontato. E&#8217; la prima volta che l&#8217;umanità compie un esperimento di modifica ambientale a scala globale, e non è detto che il risultato sia un&#8217;ambiente più piacevole per la nostra sopravvivenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un ultima domanda: una delle obiezioni più forti mosse a tutta la teoria del riscaldamento globale è che il clima non sia costante nel tempo. Non pensa che tutti gli scenari sulle conseguenze del riscaldamento globale siano orientati ad un catastrofismo forzato? Se nel passato, con società molto meno evolute a livello tecnologico, l&#8217;umanità è sopravvissuta, perché dovrebbe andare crisi proprio ora?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il clima della Terra varia di continuo, ed è sempre variato. Negli ultimi 200 anni, oltre alle cause naturali si è aggiunto l&#8217;aumento dei gas serra atmosferici, in seguito alle attività umane legate all&#8217;industrializzazione, al massiccio uso di combustibili fossili e al rapido aumento della popolazione. L&#8217;effetto diretto, radiativo, dei gas serra è facilmente calcolabile. Più difficile invece è quantificare gli effetti dei meccanismi di amplificazione innescati dall&#8217;aumento della temperatura (per esempio, l&#8217;aumento della concentrazione di vapor d&#8217;acqua e le modifiche nella copertura nuvolosa e nella risposta della vegetazione). Si ritiene che il riscaldamento in atto oggi sia un fenomeno nuovo rispetto a quanto avvenuto nell&#8217;ultimo migliaio di anni, e forse anche più. Il Medioevo è stato un periodo caldo, ma la maggior parte dei ricercatori concorda sul fatto che le temperature siano state comunque inferiori rispetto a quelle odierne, e che il cosiddetto &#8220;optimum&#8221; medioevale sia stato un evento circoscritto ad un&#8217;area geografica, come lo fu anche la piccola era glaciale fra il 1650 e il 1850 circa.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente 60 milioni di anni fa la Terra era molto più calda di quanto lo sia adesso, ma allora non c&#8217;erano nè gli esseri umani nè la loro civiltà complessa. Pochi esseri umani con vita nomadica possono sopravvivere a forti cambiamenti climatici (siamo passati attraverso l&#8217;ultimo periodo glaciale e la deglaciazione, per esempio), ma una civiltà complessa e caratterizzata da grandi infrastrutture fisse (città, industrie, agricoltura, confini nazionali&#8230;) è molto meno resistente al cambiamento di una tribù di cacciatori-raccoglitori. Oggi, un innalzamento della temperatura media della superficie terrestre di qualche grado non segnerebbe certamente la fine del mondo, e neppure quello della specie umana. Tuttavia, potrebbe innescare fenomeni di carestie, migrazioni di massa, guerre e altre calamità che renderebbero il mondo un posto assai diverso di come lo conosciamo adesso, almeno in occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Va anche ricordato che i grandi organismi internazionali pubblici (per esempio, l&#8217;ONU e le sue varie oranizzazioni) e privati (per esempio, le compagnie di ri-assicurazione), e i governi più lungimiranti stanno sviluppando strategie per affrontare i disagi e i problemi che si potranno manifestare nel caso di riscaldamento globale severo, quali, appunto, le ondate di migranti attese dai paesi colpiti da siccità e carestie e l&#8217;aumento dei rischi legati a fenomeni meteorologici divenuti più intensi. Il catastrofismo è sempre da evitare (e concordo che talvolta alcuni climatologi si sono lasciati trasportare verso la drammatizzazione), ma è anche necessario evitare l&#8217;incoscienza e la superficialità del vivere alla giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, è anche in gioco il diritto degli esseri umani (di tutti gli esseri umani) a vivere in condizioni dignitose. Le proiezioni indicano che molto probabilmente il riscaldamento globale colpirà in modo particolarmente severo quei paesi che già oggi sono più poveri e più esposti alla violenza degli uragani e delle siccità, con infrastrutture più fragili. La sfida, oggi, è saper utilizzare il problema posto dal riscaldamento globale come motore di sviluppo equo, di evoluzione della tecnologia, della società e dei meccanismi produttivi, non certo come scusa per chiudersi in un millenarismo catastrofista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/07/provenzale.fotografia.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-705" src="http://www.bottigliedileida.net/wp-content/uploads/2010/07/provenzale.fotografia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Antonello Provenzale</p>
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		<title>Ma l&#8217;effetto serra si verifica nelle serre?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 10:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non vi sto prendendo in giro. Il problema che ci si può porre è proprio questo: il tanto chiacchierato <em>effetto serra</em> ,ovvero il parziale assorbimento della radiazione emessa dalla Terra (che supponiamo per l&#8217;occasione comportarsi come un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corpo_nero">corpo nero</a>) ad opera dei cosiddetti <em>gas serra</em> (soprattutto metano, vapore acqueo e anidride carbonica) i quali la riemettono in entrambi i versi della direzione radiale (detto in poche parole, riemettono verso lo spazio e verso la Terra e così non tutto quello che il pianeta emette arriva ad uscire dall&#8217;atmosfera) causando un aumento della temperatura, avviene effettivamente nelle serre?</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 427px"><img title="effetto serra" src="http://4.bp.blogspot.com/_mGMUxSe_j0I/RrgJWE8N6YI/AAAAAAAAADE/2V0wi-QAc0U/S800/greenhouse+effect.bmp" alt="Questo schema illustra il meccanismo con cui leffetto serra agisce. Non tutta la radiazione infrarossa emessa dalla Terra arriva ad uscire dallatmosfera perchè assorbita e riemessa dai gas serra. Grazie a questo meccanismo la temperatura sulla superficie terrestre è maggiore dei -15° C che possono essere calcolati con il modello del Global Energy Balance." width="417" height="399" /><p class="wp-caption-text">Questo schema illustra il meccanismo con cui l&#39;effetto serra agisce. Non tutta la radiazione infrarossa emessa dalla Terra arriva ad uscire dall&#39;atmosfera perchè assorbita e riemessa dai gas serra. Grazie a questo meccanismo la temperatura sulla superficie terrestre è maggiore dei -15°C che possono essere calcolati con il modello del Global Energy Balance.</p></div>
<p>L&#8217;interessante sta proprio nel fatto che le serre reali (quelli in cui si coltivano le piante per esempio) non funzionano affatto in base a questo principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente le serre sono di plastica trasparente o di vetro e sono costruite come delle piccole casette, cioè hanno delle pareti ed una copertura. A garantire il riscaldamento della serra è il fatto che il Sole scalda il terreno (o il pavimento della serra) perchè sia l&#8217;aria che il vetro o la plastica usata sono trasparenti. E il terreno riscalda a sua volta l&#8217;aria che è contenuta nella serra, la quale tenderebbe a salire ma siccome è in un &#8220;edificio&#8221; chiuso non può farlo e rimarrà pertanto all&#8217;interno, scaldandosi sempre di più. Si può anche fare la controprova di aprire una finestra in una serra e notare che la temperatura scende piuttosto in fretta!</p>
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