Dicesi proofeader un correttore di bozze. Una persona cioè che rilegge i testi da pubblicare per individuare gli errori e correggerli. Gli errori si sa è impossibile eliminarli completamente, ma un buon correttore di bozze ne individua ed elimina la maggiorparte, rendendo i rimanenti trascurabili e il testo leggibile.
Ciò a cui voglio arrivare con questa introduzione probabilmente l’avrete già capito. Sono un tipo prevedibile, non c’è dubbio! Ciò che noi chiamiamo correttore di bozze è una perfetta analogia con la correzione degli errori a livello del DNA. Abbiamo in entrambi i casi una montagna di informazioni che deve essere preservata affinchè sia funzionale. Durante ogni processo di Replicazione del DNA (che precede ogni divisione cellulare), ma anche durante la normale vita cellulare il DNA, i nostri geni, possono subire delle alterazioni. Nel primo caso infatti, gli enzimi che sintetizzano il nuovo filamento di DNA a partire da quello vecchio, con una frequenza variabile, possono copiare in modo errato il DNA, introducendo così una mutazione. Accoppiare una A con una G, induce una mutazione. Nel secondo caso, invece, eventi esterni come l’esposizione ad agenti cancerogeni (che sono mutàgeni, ovvero inducono mutazioni) oppure interni come la liberazione di Radicali liberi, possono danneggiare o mutare il DNA. Se questi errori non fossero individuati e corretti si svilupperebbe una instabilità genomica tale che la vita degli organismi sarebbe messa seriamente a rischio. Ovviamente durante l’evoluzione si sono selezionati numerosi geni che entrano a far parte dei cosiddetti: “Sistemi di riparazione del DNA”. Questi sistemi sono costituiti da enzimi in grado di riconoscere le anomalie e nella maggiorparte dei casi di correggerle. Esistono delle patologie ereditarie in cui alcuni geni che codificano per questi enzimi sono mutati e non funzionanti. I sfortunati soggetti affetti da queste malattie hanno un genoma più instabile rispetto alle persone normali, e più soggetto a mutazioni. Tutto ciò si traduce in un marcato aumento del rischio di sviluppare tumori in giovane età (Xeroderma Pigmentoso).
Addentriamoci maggiormente nell’argomento. In maniera molto schematica, possiamo dividere i sistemi di riparazione del DNA in base al meccanismo con cui l’acido nucleico viene riparato.
Immaginamo di avere una lesione al DNA molto seria, e per lesione al DNA intendo, ad esempio, nucleotidi ai quali sono legati covalentemente dei gruppi chimici. E’ questo il caso, ad esempio, dell’esposizione ad alcuni agenti cancerogeni detti (Agenti Alchilanti, che trasferiscono sui nucletodi gruppi alchilici, modificandoli. In questo caso la via preferenziale è l’escissione dei nucleotidi alterati, attraverso il taglio del filamento danneggiato ai lati della lesione, l’eliminazione del frammento escisso e la sintesi grazie all’intervento della DNA polimerasi della regione mancante usando come stampo il filamento non danneggiato. Questo meccansimo viene definito Nucleotide Excision Repair, per gli amici NER. Si ritiene che il NER sia utilizzato nei casi in cui, durante la trascrizione di un gene, la RNA polimerasi si blocchi a causa dell’errore. In questo caso l’errore viene riconosciuto e corretto dando la precedenza ai geni che vengono trascritti rispetto a quelli che sono silenziati.
Parliamo invece di BER, ovvero Base Excision Repair, quando non si tratta di eliminare l’intero nucleotide, o sequenza di nucleotidi, come nel NER, ma soltanto la base azotata. Infatti, molte volte ad essere alterata nel DNA è proprio la base azotata (A, T, G, C). Ad esempio, spontaneamente la Citosina può convertirsi in Uracile, attraverso la perdita di un gruppo amminico. L’uracile non è una base consentita nel DNA, pertanto in questo caso il BER interviene, elimina l’uracile e, dato il fatto che l’uracile si trovava accoppiato con una guanina viene rimpiazzato con l’appropriata citosina. Deve essere questo il motivo per cui l’uracile è stato sotituito dalla Timina nel DNA, perchè c’era il pericolo della conversione spontanea della citosina. Tuttavia, bisogna sottolineare che spesso nel DNA la citosina si trova metilata sul carbonio 5, in 5 metilcitosina per ragioni epigenetiche. Queste metilazioni sono indispendabili per la regolazione della trascrizione. La deaminazione della 5 metilcitosina dà la timina, che essendo una base naturale del DNA causa possibile confusione nei sistemi di riparazione. Un’altra modificazione spontanea delle basi azotate è quella che dall’Adenina porta all’Ipoxantina, sempre attraverso la deaminazione. L’ipoxantina non è una base comune (è un intermedio metabolico) e pertanto viene riconosciuta come errata.
Altre alterazioni possono colpire le basi azotate, e venire corrette mediante il BER.
Quello che vorrei fosse chiaro però, è che non c’è una distinzione netta tra mutazioni riparabili dal NER e quelle riparabili dal BER. C’è una certa sovrapposizione che crea ridondanza. Questo ovviamente è un meccansimo di sicurezza in più, nel caso fosse danneggiato un sistema.
Poi abbiamo il cosiddetto Mismatch Repair (MMR). Ovvero riparazione degli accoppiamenti sbagliati. La DNA polimerasi, come dicevo, non è un enzima perfetto e talvolta durante il processo di duplicazione del DNA può accoppiare due nucleotidi sbagliati. Così come negli altri casi, questa alterazione viene avvertita dai sistemi di riparazione, e viene così eliminato il nucleotide errato. Benissimo. Come distinguiamo il nucleotide errato da quello corretto? Se ci troviamo di fronte una A con una G, come fa l’enzima a sapere se è la G che è stata accoppiata alla A o viceversa? A questo proposito viene in soccorso il fatto che normalmente il filamento di DNA “originale”, quello più vecchio insomma, è distinguibile da quello nuovo grazie a delle metilazioni a livello delle Adenine in particolari sequenze come GATC. Questa sequenza ha una frequenza di circa 1/256, e l’enzima che opera questa metilazione è chiamato Dam metilasi. Il filamento appena sintetizzato ci impiega un po’ di tempo prima di essere metilato, per cui c’è un intervallo di tempo nel quale i sistemi di riparazione possono distinguerlo. A volte le cose più semplici sono quelle più vincenti.
Abbiamo visto come il DNA sia una molecola soggetta a mutazioni. Queste mutazioni possono essere spontanee (come la deaminazione della citosina in uracile), indotte (come l’alchilazione delle basi azotate), oppure dovute alla replicazione. Abbiamo anche visto come numerosi enzimi riconoscano queste alterazioni e le riparino. Si stima che durante una divisione cellulare la frequenza di mutazione si aggiri attorno a 1.4E-10 per nucleotide/cellula/divisione, che è un valore virtualmente nullo.
Immaginiamo però una situazione più grave. Immaginiamo un caso in cui entrambi i filamenti della doppia elica sono danneggiati. Magari perchè sono rotti (DSB, double strand breaking). Casi simili possono essere dovuti all’esposizione di radiazioni elettromagnetiche come raggi UV o peggio, raggi gamma. In questo caso non abbiamo un filamento a cui affidarci per la riparazione. In questo caso abbiamo due vie. La prima, poco accurata e più semplice, si chiama Non Homologous End Joinnig (NHEJ), e consiste nel riunire i due filamenti rotti. Questo sistema non è molto accurato, e nel processo possono perdersi diversi nucleotidi, causando comunque mutazioni. Il secondo caso, invece, abbiamo la ricombinazione genetica. Ho già parlato diverse volte della ricombinazione. E’ un processo che avviene nei gameti, e si chiama crossing over, ma anche nelle cellule immunitarie e si chiama ricombinazione somatica. È un processo che prevede lo scambio di due o più segmenti genici. Può avvenire all’interno dello stesso cromosoma o avvenire tra due cromosomi diversi. In questo caso, in breve, si cerca di riparare al danno andando a “copiare” la stessa regione danneggiata sul rispettivo cromosoma omologo, che si spera non sia stato danneggiato anch’esso. Questo è uno dei vantaggi di essere diploidi, avere il Genoma in doppia copia!
Nel caso in cui il danno al DNA fosse irreparabile, molto probabilmente la cellula andrà incontro ad apoptosi, ovvero morte cellulare programmata. Questa è l’ultima difesa che abbiamo contro lo sviluppo di cellule mutate potenzialmente tumorali.
Spero che l’argomento sia stato interessante. Se avete domande, o notate errori usate i commenti!
Alla prossima!





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