cosmologia

You are currently browsing articles tagged cosmologia.

Piccola premessa: temo di non essere assolutamente in grado di poter scrivere una vera recensione di questo libro sia per la difficoltà (e l’ampiezza) degli argomenti sia per lo stupore da cui devo ancora riprendermi totalmente. Tuttavia, proprio a causa di quest’ultimo, mi sento in dovere di scrivere qualcosa che probabilmente dovrebbe chiamarsi Pensieri sparsi di una lettrice stupita in un multiverso fantascientifico.

Cominciamo dall’autore: David Deutsch è, come potreste facilmente scoprire su Wikipedia, un fisico israeliano che attualmente lavora ad Oxford, in un notissimo laboratorio che si occupa di Computazione Quantistica. E’ un frequentatore di The Edge ed è forse più noto in Italia proprio per il suo libro “La trama della realtà”. Il primo impatto che ho ricevuto è che sicuramente David Deutsch ha conoscenze in molti campi al di fuori della fisica quantistica (è uno dei fondatori della computazione quantistica) : conosce molto bene la teoria del gene egoista di Dawkins e i suoi critici e si muove con disinvoltura tra Popper e Kuhn.

Il capitolo Ombre inizia subito con il far traballare alcune certezze. Chi si occupa di fisica quantistica, o in generale di fisica, di solito ha già sentito parlare di esperimenti con un numero variabile di fenditure attraverso le quali passano uno o più fotoni. Ebbene, non so quanti appassionati di fisica abbiano sentito parlare della teoria dell’autore secondo il quale, il ben noto (beh, insomma…noto forse non sarà il termine esatto, ma perlomeno familiare) fenomeno dell’interferenza sarebbe dovuto a fotoni ombra che giungerebbero da altri universi. Di primo acchito, ero molto scettica, ma di fronte alla sua logica, non saprei formulare una critica dotata di senso. Inoltre bisogna dire che la nostra “spiegazione” dell’esperimento delle fenditure bada più a prevedere i risultati dell’esperimento che non a spiegare veramente che cosa ci sia dietro.

E questo discorso della spiegazione è uno dei motivi che incontriamo in tutto il libro. Fa riflettere: nella scienza moderna spesso una teoria “va bene” perchè prevede in risultati, anche se non spiega veramente il perchè delle cose. Secondo Deutsch ciò è dovuto al fatto che non integriamo bene le nostre conoscenze e , anche, che esse non sono complete.

L’autore sostiene che la trama della realtà, vale a dire una teoria del tutto, ma una vera teoria del tutto non semplicemente una teoria che descriva anche se perfettamente il mondo microscopico (la fisica delle particelle per intenderci), sia costituita (contro ogni possibile forma di riduzionismo) da quattro fili: la teoria dell’evoluzione di Darwin-Dawkins, l’epistemologia (una teoria della conoscenza), una teoria della computazione e la meccanica quantistica. Dedica di fatto gran parte dell’opera a spiegare come interagirebbero queste quattro teorie, a illustrare perchè siano fondamentali e a divulgare le conseguenze di quest’idea. Non pensa di stare scrivendo un libro rivoluzionario, crede soltanto che queste teorie del presente non siano ancora correttamente integrate.

In quest’ottica si cerca di dare risposte a domande tradizionali per esempio che cosa sia esattamente il tempo (in un capitolo di tutt’altro che semplice lettura), se siano possibili viaggi nel tempo e quale sia il destino della vita (intesa come l’insieme dei viventi) e dell’Universo, il significato della matematica e dell’idea di dimostrazione. Viene anche accennata la teoria del punto omega di Frank Tipler, argomento che decisamente devo approfondire, e viene anche trattata abbastanza in profondità la teoria del multiverso di Hugh Everett.

Alla fine di tutto, vorrei consigliare a tutti questo libro se non altro perchè presenta una visione della realtà piuttosto diversa a quelle a cui si può essere abituati. Non è una lettura facile a mio parere, ma merita la giusta concentrazione e tanta voglia di pensare e discutere su quanto scritto. Per questo mi piacerebbe che se qualcuno che ha letto questo lavoro, scriva due parole nei commenti, anche perchè non ho trovato molta critica in lingua italiana in merito.

Lascio qualche link a commenti in lingua inglese che ho reperito online:

Recensione di Henry Sturman

Recensione di Bryce DeWitt

P.s. Nel caso trovaste qualunque tipo di errore oppure frasi prive di senso logico non esiti a scrivere!

Tags: , , , ,

Alzi la mano chi da bambino (e non solo da bambino) non ha infastidito genitori, parenti ed insegnanti con domande imbarazzanti del tipo perché il sole è rotondo? oppure perché il cielo è rosso al tramonto?.

Il post di oggi comincia con una domanda che potremmo includere nella numerosa famiglia di quelle scritte sopra, ci chiediamo infatti perché il cielo è buio di notte? .

La risposta potrebbe sembrare banale dal momento che di giorno il cielo è illuminato dalla luce del Sole e pertanto tramontando il nostro astro di fiducia ci troviamo al buio. Considerando l’Universo come infinito (cosa che suppongono in tanti) e riempito uniformemente di stelle dovremmo guardando in un qualunque punto del cielo vedere una stella, senza alcun buco tra di esse. Ci dovrebbe essere quindi luce ovunque e dovremmo avere notti illuminate a giorno , anzi, nel Settecento si era calcolato addirittura che il cielo sia di giorno che di notte dovrebbe essere ben 90.000 volte più luminoso del Sole. Questo è molto distante dalla nostra realtà, da quello che possiamo osservare quotidianamente.

Il dilemma, battezzato paradosso di Olbers, dal nome di un medico e astronomo dilettante che lo espose e formalizzò (anche se nell’aria l’idea pare ci fosse già), non rappresentava un grosso problema per i sostenitori di un Universo finito e limitato (che però hanno altre gatte da pelare) e nemmeno per coloro che sostenevano che le stelle fossero di natura diversa dal Sole, ma per chi pensava che il Sole fosse come le stelle lontane e che l’Universo fosse infinito era quantomeno paralizzante.

Nell’ambito della cosmologia newtoniana furono proposte alcune soluzioni, ma nel 1848 un’intuizione giunse dal poeta e scrittore americano Edgar Allan Poe.

L’autore di Racconti grotteschi e arabeschi , per chi non lo sapesse, era interessanto alle scienze, ( esiste anche una poesia in merito) come traspare spesso nei suoi racconti (consiglio riguardo a questo Mellonta Tauta e Il millesimo secondo racconto di Sherazade), tant’è che scrisse anche un poema in prosa (facilmente reperibile su Internet) intitolato Eureka che di scienze tratta.

In quest’opera Poe si interroga anche sul nostro problema ed espone una soluzione che si basa sulla finitezza del tempo passato.

“Se la successione delle stelle fosse infinita, lo sfondo del cielo ci presenterebbe una luminosità uniforme con quella esposta dalla Galassia, poiché non vi sarebbe assolutamente neanche un punto in tutto questo sfondo in cui non esisterebbe una stella. L’unico modo per comprendere , in una tale condizione, i vuoti che il nostro telescopio individua in innumerevoli direzioni sarebbe quello di supporre che la distanza dello sfondo invisibile sia così immensa che mai nessun raggio abbia finora potuto giungere fino a noi”

E.A.Poe Eureka. Saggio sull’universo spirituale e materiale

Da queste poche righe si può pensare che lo scrittore abbia intuito una certa finitezza nella velocità della luce e soprattutto il fatto che osservare lontano nello spazio equivale in un certo senso a guardare il passato. Si forma quindi un orizzonte : la luce delle stelle che si trovano al di là di esso non ci raggiunge e per tale ragione il cielo non risplende in modo uniforme.

Il terzo ingrediente di questo post, la cosmologia relativistica (quella del Big Bang, per intendersi) offre almeno tre risposte possibili al paradosso di Olbers.

La prima può sembrare banale ma afferma semplicemente la finitezza dello spazio: la cosmologia relativistica infatti ammette modelli di spazio finito (risolvendo tramite alcuni concetti di geometria i problemi dello spazio finito degli antichi) e modelli di spazio infinito e si potrebbe dire che non ha ancora deciso.

La seconda risposta consiste sostanzialmente in uno sviluppo dell’intuizione dell’autore di The Raven e nel problema dell’orizzonte cosmologico.

Vi è infine una terza risposta che si basa sul modello dell’Universo in espansione (si pensi al modello del panettone), altrimenti noto come universo inflazionarlo. La dilatazione dello spazio che sta alla base di questo modello, oggi ampiamente accreditato, modifica il modo di propagarsi della luce dalle stelle a noi osservatori. Ciò accade semplicemente perché la luce si comporta come un’onda presentando un analogo dell’effetto Doppler. Si ha quindi uno spostamento di frequenza detto red shift ovvero uno spostamento verso il rosso, perché ricordiamo che i colori non sono altro che diverse frequenze della luce, della luce emessa da stelle e galassie in movimento e una diminuzione della sua energia. Non sempre lo spostamento si limita al rosso, ma se la galassia è piuttosto distante anche se la stella emette luce visibile noi riceviamo radiazione infrarossa, invisibile. I “buchi” nel cielo corrisponderebbero quindi a stelle e galassie così distanti che da esse riceviamo soltanto radiazione infrarossa.

Tags: , , , ,

Pochi giorni fa (al momento in cui scrivo è ieri, ma non so quando riuscirò a pubblicare) è stato attivato il nuovo acceleratore di particelle LHC al Cern di Ginevra, la Mecca europea della fisica delle particelle. Un mare di euro spesi, il sacrificio del LEP, ore e ore di ricercatori di tutto il mondo usate per progettare e costruire la nuova macchina… Ma per fare cosa?
Questo libro, uscito nel 2005 (e in Italia nel 2006), cita spesso il progetto dell’ LHC come l’acceleratore i cui esperimenti decideranno tra le diverse teorie esposte nelle sue pagine.
Forse però è meglio iniziare dal principio: il sottotitolo dell’opera è I misteri delle dimensioni nascoste dell’Universo e proprio da esse parte per alle stesse arrivare la giovane autrice.
Comincia dalla domanda di tutti: che cos’è una dimensione? Parafrasando (probabilmente in modo scorretto) dopo questa lettura direi brevemente che le dimensioni sono i parametri che dobbiamo dare per precisare la posizione di un punto nello spazio (e ne abbiamo 3, o almeno così pare) e nel tempo. L’opera nel suo insieme inizia così trasportando il lettore in un viaggio attraverso le idee di base utilizzate in questo campo, la relatività, la meccanica quantistica e l’avventura del Modello Standard fino alle più recenti, e meno conosciute, Supersimmetria, Teoria delle Stringhe e le diverse teorie che presuppongono l’esistenza delle brane. Interessante è vedere perché siano nate tutte queste teorie (mi riferisco soprattutto alle ultime visto che la relatività e la meccanica quantistica sono ormai quasi “assodate e acquisite” e lo stesso credo si potrà dire a breve del Modello Standard): nel libro viene spiegato nei dettagli il motivo di esistenza delle teorie citate, ma credo che potrebbe riassumersi in breve nella domanda perché la forza di gravità è così debole, mentre le altre forze fondamentali sono così forti?
Già, la forza di gravità, quella che conosciamo e sperimentiamo tutti ogni giorni presenta ancora così tanti misteri! E Lisa Randall racconta egregiamente la ricerca della soluzione con l’entusiasmo di chi è coinvolto sinceramente nell’avventura. Proprio quest’entusiasmo le ha permesso di scrivere “un libro che rendesse partecipe il lettore del senso di eccitazione che mi dà il mio lavoro, evitando però che ciò avvenisse a discapito delle idee scientifiche”, come lei stessa si propone.
Il risultato? Un libro eccezionale , uno dei pochi a descrivere in modo comprensibile a tutti la fisica contemporanea. Non mi resta quindi che consigliarlo a tutti e che augurare a tutti i ricercatori coinvolti un grande in bocca al lupo per i risultati degli esperimenti dell’LHC!

Tags: , ,

“Lloyd, la smetta di occuparsi di queste stramberie e inizi a lavorare su qualcosa che per noi abbia un senso.Altrimenti la cacciamo dalla Rockfeller”

Un docente dell’autore citato nel libro in questione

E’ difficile scrivere in merito a questo libro perchè è un libro controverso, dibattuto, ma innegabilmente potente nella sua originalità.

E’ uno scritto controverso perchè propone un cambiamento di paradigma drastico, netto, evidente e come la storia della scienza insegna testi del genere generano sempre un dibattito, più o meno acceso e rispetto a molte battaglie quella di Seth Lloyd sembra addirittura sottotono.

Va bene, facciamo un passo alla volta. Il paradigma scientifico a cui siamo oramai abituati dopo secoli di scienza Occidentale è quello dell’Universo come macchina, come un marchingegno di cui smontiamo, come dei bambini curiosi, ogni singolo pezzo per analizzarlo. L’idea è che compreso ogni singolo pezzo arriveremo ad una comprensione globale del cosmo. Questa filosofia pareva essere stata messa parzialmente in crisi dalla meccanica quantistica, ma di fatto è quella che vediamo in giro, quella che sta alla base della nostra tecnologia e del nostro modo di pensare.

In questo libro viene proposto di pensare all’Universo non più come ad una macchina molto complicata, ma come ad un computer, un computer quantistico. Una buffonata? Forse dite così perchè dobbiamo rivedere la nostra idea di computer, leggiamo Wikipedia:

A computer is a machine that manipulates data according to a list of instructions.

E quindi? Quindi un computer può anche non essere il portatile che avete sulle ginocchia o la scatola grigia che c’è qui per terra, ma è una qualsiasi macchina che manipola dati seguendo una lista di istruzioni. Se estendiamo leggermente la definizione, e facciamo ciò soltanto per non finire nel dibattito in corso (e di cui prossimamente quasi di sicuro si parlerà) in merito a che cosa sia una macchina e che cosa non lo sia, un computer è sostanzialmente qualcosa che elabora o manipola dati. Perciò un bambino che fa la prova del nove sul suo quaderno può essere visto come un computer (anche se può essere riduttivo). E già si nota che la questione non appare più assurda come poteva sembrare ad un primo acchito.

Ho accennato però al fatto che si tratta di un computer quantistico e qui si potrebbero (e si dovrebbero) scrivere post su post in merito.  Per brevità mi limito a dire che è una macchina che sfrutta caratteristiche peculiari della materia a livello microscopico e che ha capacità di calcolo decisamente migliori di quelle dei computer tradizionali. Mi limito a dire che è stato ipotizzato e che piano piano se ne stanno costruendo alcuni prototipi che però sono piccoli (pare che il problema sia costruire computer quantistici sempre più grandi). Un computer quantistico usa le  interazioni tra particelle per computare e l’Universo è costituito da interazioni tra particelle fondamentali: il parallelismo sembra reggere. I due sistemi vengono dimostrati (nel libro) essere logicamente equivalenti. L’Universo elaborerebbe sostanzialmente se stesso (e questo mi ricorda molto Aristotele quando parlava di Dio come di puro Pensiero di Pensiero).

Ma cosa comporta tutto questo? E soprattutto perchè ci sarebbe bisogno di questo nuovo paradigma?

La risposta alla prima domanda è interessantissima: tutto questo porta ad un nuovo modo di descrivere l’Universo tramite sì le leggi della fisica, ma tramite una loro versione legata all’informazione oltre che all’energia. Per quanto riguarda la seconda domanda dobbiamo tornare alla “vecchia fisica” quella che descrive l’Universo come macchina e vedere perchè, dati i progressi fantastici a cui si è arrivati grazie ad essa, forse è meglio cambiare. Uno dei nodi centrali della fisica contemporanea è costituito da una serie di tentativi di conciliare la meccanica quantistica conl a descrizione relativistica della gravità in una grande unica Teoria del tutto. Ebbene questo obiettivo ad oggi pare che non sia stato raggiunto e invece ragionando nei termini del nuovo paradigma pare che la soluzione al problema non sia così distante.

Inoltre ragionando in termini di Universo come computer quantistico si avrebbe una spiegazione dell’affascinante, ma difficile da spiegare fenomeno della complessità che circonda totalmente la nostra esistenza dal mistero dell’Universo, a quello della vita passando per il cervello umano e la riproduzione sessuata.

Un libro quindi che potrebbe segnare la storia della scienza, oppure no, ma che merita comunque di essere letto vista la varietà degli argomenti presentati (si spazia parecchio tra cosmologia, fisica fondamentale, teoria dell’informazione e qualche sprazzo di biologia) e l’originalità delle ipotesi.

Per approfondire: un’intervista a Seth Lloyd e la pagina web dedicata al libro

a.d.p.

Tags: , , ,