Posts Tagged ‘biologia’

L’orologiaio miope

domenica, novembre 15th, 2009

Sicuramente l’avrete già visto spuntare nei link laterali delle BdL, però volevo dare maggiore visibilità a questo blog. In realtà non c’è molto da aggiungere oltre a quanto Lisa scrive nell’About se non che è veramente una lettura interessante anche per i non-biologi (oltre che imperdibile per gli addetti ai lavori). Il titolo si ispira al libro di Dawkins L’orologiaio cieco di cui si è già parlato e i toni sono quelli di una conversazione con un amico (o un’amica). Insomma … nel caso non si fosse capito…è caldamente consigliato :-)

Oltre l’esperimento

sabato, novembre 14th, 2009

Questa volta volevo fare un post diverso dal solito. Un post meno “sembra-quasi-copiato-da-un-libro”, vediamo se mi riesce. Quello di cui volevo parlare è un argomento fondamentale in ambito scientifico, soprattutto in quelle discipline in cui non conosci e non conoscerai mai tutti i parametri che costituiscono il sistema che stai analizzando. Volevo parlarvi della logica che sta dietro al concetto di controllo.

Il controllo, in biologia soprattutto, è un must per chi vuole avere dei dati sperimentali validi e pubblicabili. Sempre e comunque, in tutti gli esperimenti, non bisogna mai limitarsi alle singole prove, ma queste devono essere confermate da prove ulteriori; altrimenti è impossibile nel vero senso della parola affermare che l’evento B è causato dal fattore A, perché assieme ad A ci sono contemporaneamente n fattori che potrebbero in qualche modo influire sull’evento che state studiando e senza che ve ne accorgiate avere dei risultati completamente falsati. Bisogna isolare dal “rumore di fondo” l’evento che si vuole studiare. Proprio questo è il significato di controllo: controllare che B sia dato da A e che A dia B (anche se spesso in biologia A causa B e B a sua volta agisce su A, quindi non è proprio lineare il rapporto causa effetto)

Abbiamo una provetta con dentro del DNA qualsiasi e dobbiamo utilizzare degli enzimi di restrizione (ne ho già parlato qui) per ottenere N frammenti. Non possiamo limitarci a fare solo la reazione di taglio, perché dobbiamo essere certi che il taglio del DNA sia solo ed esclusivamente opera del mio enzima, e non un taglio casuale. Come facciamo a verificarlo? La logica qui è semplice, dobbiamo verificare che il DNA senza enzimi rimanga intero, quindi facciamo “reagire” il DNA da solo. Questa procedura è un controllo negativo, perché mi deve dare un risultato negativo (ovvero non devo vedere nessun effetto). Quindi l’evento B (taglio del DNA) è stato causato solo dall’evento A (reazione enzimatica). Se qualcuno di voi si è chiesto o si sta chiedendo se non sia il caso di verificare che l’evento A si sia svolto correttamente, perché può capitare ad esempio che l’enzima non sia più funzionante o lavori con efficienza minore di quella voluta, gli faccio i miei complimenti. Questa è la logica del controllo positivo! Il controllo positivo è una prova sperimentale a tutti gi effetti, e mi aspetto di vedere un risultato che mi confermi che A lavori come dovuto; in questo caso allestisco una reazione dai risultati noti (in questo caso l’enzima con una sequenza di DNA nota) in modo da vedere se l’enzima tagli correttamente.
Il concetto di controllo si può applicare ovunque, e devono essere sempre presenti ogniqualvolta si svolge un esperimento.

Se vogliamo controllare se un fattore di crescita (Growth Factor) funziona su una popolazione cellulare, oltre a preparare una piastra in cui aggiungo il fattore di crescita, devo tenerne una in cui non lo aggiungo e vedere la differenza.

Se vogliamo verificare che una proteina cellulare A interagisca con un’altra proteina B, sempre della cellula dovremo sempre andare a fare il controllo di A per B e B per A per esserne completamente certi.

Sempre, quando trattiamo con strutture così complesse come un organismo o anche solo parti di esso dobbiamo tenere a mente queste cose. Molte volte sono più i punti di controllo che le effettive prove sperimentali, e spesso, in diversi articoli pubblicati ci si accorge che mancano dei controlli che invece ci sarebbero dovuti essere. Questo per dire che anche i migliori sbagliano!

Se avete domande o chiarimenti o correzioni scrivete nei commenti!!

A presto

Ricercatori, biologia e Stati Uniti

lunedì, agosto 10th, 2009

Negli Stati Uniti la vita di uno scienziato in biologia è una vita di discussioni e dibattiti. E’ la tradizione talmudica estesa al suo massimo. Solo che, invece di commentare un testo religioso, noi commentiamo dei testi scritti da processi evolutivi che operano da centinaia di milioni di anni.”

Eric Kandel

Non so se oggi sia ancora così la situazione, ma mi piaceva il paragone.

"L'orologiaio cieco" di Richard Dawkins

domenica, novembre 2nd, 2008

Promettendo di dedicare un post intero all’autore (credetemi, lo merita davvero) vorrei scrivere due parole su uno dei suoi libri : L’orologiaio cieco. E’ stato il mio secondo libro di Dawkins, dopo il celeberrimo Il gene egoista, che meriterebbe anch’esso a mio giudizio qualche parola, ma non devo andare off-topic.

Non rappresentando l’opera in questione il mio battesimo per Richard Dawkins forse trascurerò alcuni aspetti che possono colpire chi legge per la prima volta le sue opere, anche se tenterò di non farlo.

Comincerei a parlare del sottotitolo Creazione o evoluzione? che per me è stato un po’ sviante: mi ha dato l’idea infatti che nel libro ci fosse una difesa a spada tratta dell’evoluzionismo confrontata con le ipotesi creazioniste.  Non è affatto così.

In generale il libro parla dell’evoluzionismo con un’attenzione particolare al problema della complessità , che può essere visto dai profani come uno scoglio insormontabile per la teoria in questione ( ci si potrebbe chiedere come sia possibile che da mutazioni casuali si siano realizzati organi complessi come l’occhio ). Tutto questo in un percorso che attraversa la biologia nel senso più ampio del termine: le conoscenze zoologiche di Dawkins trascinano il lettore in un viaggio attraverso i sistemi di radar dei pipistrelli e le differenze tra diversi animali marini, esperimenti di bioinformatica simulano le mutazioni, e infine non vengono trascurati alcuni cenni di biologia molecolare e tassonomia ( che si scopre non essere così noiosa come il nome suggerisce ).

Tutti i capitoli sono pervasi da riflessioni filosofiche mai invadenti e da uno humor scientifico e non. Risulta quindi perfettamente leggibile anche per chi ha una conoscenza piuttosto generale della materia anche nei capitoli più complicati ( dove però qualche approfondimento sarebbe stato bene )  e nelle ultime pagine dove vi è il confronto tra l’evoluzionismo e le altre teorie.

In poche parole forse non ci troviamo di fronte ad un libro rivoluzionario come il gene egoista, ma questa fatica di Dawkins merita senz’altro di essere letta.

Per saperne di più su Richard Dawkins:

La lettera aperta che ha scritto a sua figlia per il suo decimo compleanno

La sua pagina su ‘Edge’

La sua pagina web

Chi siamo?

giovedì, settembre 18th, 2008

Dedicato alle donne
che ci hanno trasmesso
i loro mitocondri

Con questa singolare ma incisiva (a mio avviso stupenda) dedica si apre il libro “Chi siamo” di Luca e Francesco Cavalli-Sforza, il primo è docente di genetica all’università di Stanford, uno tra i massimi esperti di genetica ed evoluzione delle popolazioni umane! Il secondo è il figlio, e lavora come regista.
Questo saggio oltre ad essere interessantissimo, offre un’interessante prospettiva sulla nostra storia e sulla nostra evoluzione, non solo biologica. L’autore inizia raccontando le sue esperienze con le popolazioni pigmee nelle foreste africane. Ci descrive un popolo che davvero vive come avrebbero potuto vivere le popolazioni di alcune migliaia di anni fa. Sono un popolo nomade, cacciatore e raccoglitore. Ci racconta delle loro usanze, dei loro costumi, e non con l’occhio del tipico Europeo-occidentale, ma con l’occhio di una persona che è rimasta considerevolmente stupita di quante cose si possano imparare da questi popoli. I pigmei, infatti, hanno profondissime conoscenze della natura circostante: sanno usare come medicamenti moltissime piante che farebbero gola alle industrie farmaceutiche, sono degli espertissimi etologi, e sono molto astuti e il tasso di omicidi tra di loro è bassissimo. Ci parla anche dei problemi che queste tribù hanno avuto e hanno con il rapportarsi con il mondo esterno.
Da questa rampa di lancio ci si inoltra nella storia dell’evoluzione umana, dai nostri più antichi progenitori, attraverso le popolazioni che si sono succedute col passare dei millenni, fino ad arrivare a noi. Quella che è stata davvero una sorpresa e che in questo discorso non si prende in considerazione solo l’evoluzione biologica, che già da sola, perdonate questo mio intervento, sarebbe stata interessante, ma l’autore con molta disinvoltura si destreggia tra la biologia, la genetica, l’archeologia, l’antropologia e dulcis in fundo anche la linguistica. Detto così sembra che sia un mattone indigeribile ed incomprensibile, ma sembra addirittura scontato dire che non è così; questo libro è rivolto a tutti, sia a chi sa cosa e quali sono le leggi di Mendel, sia a chi, invece, non ne ha mai sentito parlare.
Infine c’è una parte dedicata alla razza e al razzismo, e beh, sembra scontato dire che parlare di razze umane non ha senso, perchè le differenze genetiche sono davvero, davvero minime, ma purtroppo i fatti mostrano che così scontato e risaputo non è. E questo, oltre che triste, è anche, permettetemelo, squallido. Tanto per fare un esempio, tratto dal libro ovviamente, l’autore ci dice che in America diversi anni fa due emeriti scienziati, in base ai cosiddetti test di intelligenza, o del QI si sono messi a proclamare la superiorità genetica dei bianchi sui neri (uno dei tanti episodi in cui essere scienziati e anche premi nobel a volte vuol dire meno che avere la quinta elementare). Ebbene, quando le stesse prove furono effettuate tra bianchi americani e giapponesi, e questi ultimi hanno a dir poco surclassato i poveri, piccoli americani, chissà come mai nessuno, e dico nessuno, ha detto che era per motivi genetici, ma hanno iniziato a dire che era colpa del sistema educativo americano, e che quei test non misuravano davvero l’intelligenza. Ecco. Non commento ulteriormente.

Consiglio davvero agli interessati di leggere questo libro perchè, credetemi, ne vale davvero la pena!

Domenica pomeriggio? www.funsci.com!

giovedì, giugno 5th, 2008

Anche ai più superimpegnati capitano dei giorni in cui si vuole staccare , oppure semplicemente non si ha nulla da fare e ci si vuole dedicare a qualcosa di divertente, ma allo stesso tempo istruttivo.
A me è capitato in una mattina di giugno e così, navigando dalla facoltà, ho trovato un sito internet che è un vero gioiello. Un sito magnifico in tre lingue (così volendo si fa esercizio di inglese o di francese) che si propone come galleria dello scienziato dilettante e offre un mare di suggerimenti e proposte per esperimenti facili da realizzare, in casa e a scuola (gli insegnanti sono tra i creatori e i destinatari del sito).I collaboratori sono tantissimi e il risultato è che le esperienze proposte spaziano davvero in molti campi soprattutto verso la fisica classica, la biologia vegetale e animale e la chimica.

Molto spazio viene dedicato al microscopio e all’ottica e ad esperimenti di chimica casereccia.
Elencare tutti gli esperimenti proposti sarebbe come svelare l’assassino di un film giallo, ma l’invito (o meglio l’imperativo categorico) è uno: visitatelo!

P.s. Consiglio anche di dare un’occhiata ai links che sono molto, ma molto interessanti.

a.d.p.