biologia cellulare

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Nei miei viaggi mentali tra libri, articoli e siti internet sono incappata in qualcosa di estremamente curioso e vorrei condividerlo.

Anzitutto, questo:

‘In the cell habitat, an invading organism can progressively lose pieces of itself, slowly blending into the general background, its former existence betrayed only by some relic. Indeed, one is reminded of Alice in Wonderland’s encounter with the Cheshire cat…There are a number of objects in a cell like the grin of the Cheshire cat. For those who try to trace their origin, the grin is challenging and truly enigmatic.’ Sir David Smith, The Cell as a Habitat, 1979


Ma soprattutto vorrei segnalare il progetto da cui è tratta questa citazione: The Human Genome: Poems on the Book of Life. Questo sito raccoglie citazioni, poesie e aforismi collegati con la biologia ed in particolare con la mappatura del genoma umano, ma cerca anche i collegamenti con le reazioni artistiche e religiose a tale evento. Si può vedere proprio come un’esplorazione poetica di una delle più grandi scoperte scientifiche di sempre!

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Rieccomi spuntare dall’oltretomba! sono qui per scrivere un post su un argomento che mi ha colpito, nonchè affascinato molto, e vorrei condividerlo con voi.

L’argomento riguarda, come potete dedurre dal titolo, le cellule staminali, e mi è venuto in mente leggendo questo articolo:

Induction of Pluripotent Stem Cells

Prima di inziare, illustrerò brevemente cosa sono. Le cellule staminali (stem cells in inglese) sono delle cellule che non hanno ancora intrapreso nessuna via di differenziamento cellulare e sono in grado di dare forma a tutti i tipi cellulari di un organismo, se messe in un opportuno contesto. Sono in grado di dividersi e di rinnovarsi continuamente. Sono famose le cellule staminali embrionali, ma forse non tutti sanno che esistono popolazioni di cellule staminali anche in organismi adulti. Le potenzialità della ricerca in questo campo sono immense.. e le applicazioni che ne potrebbero derivare lo sono ancora di più. Non bisogna comunque dimentica i dibattiti etici sull’argomento.

Pochi anni fa, nel 2006, si è dimostrato, e quell’articolo ne è la prova, che delle cellule staminali possono essere derivate da delle cellule non staminali, attraverso un processo di de-differenziamento. Una scoperta stratosferica, perchè si pensava che il processo fosse irreversibile, e che ha permesso anche di scoprire alcuni dei meccanismi molecolari che inducono e mantengono la totipotenza.
L’esperimento è stato condotto da un gruppo di ricerca giapponese, ed ha ricavato cellule totipotenti da fibroblasti di topo, andandando ad attivare alcuni geni. Adesso vediamo come hanno lavorato.
Avevano in coltura delle cellule di topo già differenziate, i fibroblasti. Hanno svolto una ricerca, soprattutto bibliografica, per individuare quali fossero i geni fino ad ora conosciuti che erano conivolti nella staminalità delle cellule. Secondo questa ricerca, 24 geni si sono rivelati essere particolarmente decisivi. Partendo dal presupposto che questi geni all’interno della cellula differenziata non venissero espressi, hanno pensato bene di reintrodurli tutti assieme attraverso una tecnica di knock-in, che assieme a quella del knock-out meriterebbe da sola un post che forse prima o poi scriverò. Quindi alla fine della fiera, in queste cellule sono stati inseriti artificialmente questi geni, di modo che venissero espressi. E magia, le cellule diventavano staminali. Il passo successivo è stato quello di andare a vedere quali di questi 24 geni fossero critici per il mantenimento della totipotenza, ed uno per volta sono andati ad eliminare questi geni, per vedere gli effetti (uno dei modi migliori per studiare il ruolo di una cosa è quello di eliminarla e vedere cosa succede). ben quattro geni su ventiquattro si sono rivelati essere critici: Oct3/4, Sox2, c-Myc and Klf4. Senza anche solo uno di questi infatti, le cellule non diventavano totipotenti.
Lo stesso esperimento è stato poi condotto nel 2007 su cellule umane ed ha condotto agli stessi risultati. Capite bene che questo, oltre ad essere un passo importante nella comprensione dei meccanismi molecolari e genetici della staminalità, apre le porte ad una caterva di future applicazioni anche mediche, senza andare a scomodare gli embrioni e senza che filosofi e teologi possano brontolare (perdonatemi la frecciatina).
Ovviamente molto deve essere ancora fatto, però i risultati sembrano essere incoraggianti.

Se avete domande, dubbi o precisazioni da fare, ovviamente scrivete tutto nei commenti!

Alla prossima!

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Una delle cose che sicuramente mi ha affascinato di più è la biologia della cellula, in particolar modo mi ha interessato la parte sulla proliferazione cellulare e sulla generazione del cancro.
Per quanto io ne sappia veramente poco (è un campo immenso quello dell’oncologia), mi piacerebbe comunque scrivere quello che so, ovviamente saranno ben accetti consigli, suggerimenti critiche ed integrazioni.
Una cellula è un organismo vivente estremamente complesso, e come tutti gli organismi ha un ciclo vitale, dove per ciclo vitale si intende quel periodo che va dalla nascita, comprende lo sviluppo e la crescita, la riproduzione e termina con la morte dell’individuo, il ciclo vitale di una cellula si chiama ciclo cellulare. Per questo post dobbiamo fare alcune necessarie precisazioni: innanzitutto che per una cellula il ciclo vitale termina con la divisione cellulare, e inoltre qui mi occuperò solo delle cellule eucariotiche di organismi pluricellulari.
Cos’è un tumore? un tumore è una crescita incontrollata di cellule che sono impazzite ed hanno perso il controllo sulla loro proliferazione. Questo implica che non sono soggette alle stesse regole delle altre cellule normali, ed iniziano ad invadere il tessuto d’origine. Se non viene fermato, come tutti sappiamo, il tumore porterà alla morte dell’organismo.
Generalmente un tumore è il risultato della degenerazione di una singola cellula, ed è quindi una popolazione di cellule monoclonale. Iniziamo a vedere in maniera semplice, il comportamento anomalo di una cellula cancerosa. Normalmente le cellule non si dividono infinitamente, danno origine ad un certo numero di generazioni, e poi muoiono perchè vanno incontro a senescenza. Pertanto, se allestiamo una coltura di cellule, normalmente queste si divideranno per un tempo finito, (che può variare a seconda del tipo cellulare, delle condizioni di coltura ecc..), dopodichè smetteranno di proliferare e moriranno. La fine della proliferazione delle cellule normali è dovuta a tanti fattori, primi fra tutti l’accorciamento dei telomeri (i telomeri sono le estremità dei cromosomi, formati da sequenze ripetute, trascrizionalmente inattive, deputate a mantenere l’integrità del patrimonio genetico, ad ogni divisione cellulare i telomeri subiscono un accorciamento, e dopo un certo numero di divisioni quindi non viene più garantità la protezione del patrimonio genetico e la cellula va incontro a morte) e dalla cosiddetta inibizione da contatto, ovvero quell’inibizione della divisione a cui è soggetta una cellula circondata da ogni lato da altre cellule, e che è quindi dovuta al contatto con altre cellule. Questi due meccanismi di inibizione della proliferazione servono a regolare le popolazioni cellulari in base alla loro “età” e al loro numero. Una cellula tumorale è tale perchè ha perso questi controlli, è infatti in grado di dividersi potenzialmente all’infinito perchè ha acquistato sia la capacità di riprodurre i propri telomeri (grazie ad un enzima chiamato telomerasi, che normalmente è attivo solo nelle cellule germinali e non in quelle somatiche) sia perchè è in grado di dividersi indipendentemente dal numero di cellule che la circonda.
La storia non è ancora finita, perchè normalmente le cellule in un organismo che impazziscono sono generalmente eliminate tramite l’apoptosi, processo intrinseco alla cellula stessa che la porta alla morte; l’apoptosi rappresenta quindi un ulteriore meccanismo di difesa contro le cellule degenerate. Ebbene, le cellule tumorali perdono la capacità di andare in apoptosi, rendendosi quindi ineliminabili. Come se non bastasse una cellula tumorale tende a staccarsi dal luogo di origine, a entrare nel circolo sanguigno, e a colonizzare altri tessuti (le cosiddette metastasi), questo perchè se una cellula normale è vincolata fisicamente al tessuto d’origine, e qualora venisse staccata e messa in sospensione, senza cioè contatti con altre cellule e/o matrice extracellulare, morirebbe, una cellula tumorale invece può permettersi di perdere i contatti con le altre cellule senza morire.
I tumori sono dovuti, molecolarmente, a mutazioni, delezioni, duplicazioni ed inserzioni del DNA di una o più cellule. Queste mutazioni (userò d’ora in poi impropriamente il termine mutazione rendendolo comprensivo degli altri fenomeni) hanno purtroppo carattere dominante, nel senso che basta che uno solo dei due geni presenti sui cromosomi omologhi sia mutato, che si ha il danno. Se sono mutazioni lievi, La cellula le riesce a riparare, se sono mutazioni gravi la cellula va in apoptosi. In particolari casi, tuttavia, se vengono modificati particolari geni, la cellula da una parte non riesce a ripararli, dall’altra non si autodistrugge, e si trasforma così in cellula cancerosa. I particolari geni di cui parlavo si dividono in due classi, o famiglie, quella degli oncogeni e quella degli oncosoppressori. Gli oncogeni sono geni che normalmente svolgono funzioni vitali per la cellula e se sono regolari sono chiamati protoncogeni, come acceleratori della proliferazione cellulare, o da inibitori dell’apoptosi (ma non solo); se questi vengono modificati in modo da essere sempre funzionanti o non disattivabili, allora si trasformano in oncogeni, e si genera un tumore. D’altra parte, gli oncosoppressori sono quei geni che normalmente rallentano la proliferazione, inducono apoptosi, ecc.. e se vengono modificati in maniera disattivante allora, non svolgendo più la loro azione di freno, si genera un tumore. Ad esempio il gene che codifica per la telomerasi è un oncogene quando è attivato! Il gene RB,(che codifica per una proteina chiamata pRb) è un inibitore della trascrizione di molti geni coinvolti nell’avanzamento del ciclo cellulare ed è un oncosoppressore, se viene modificato in modo da non renderlo più funzionale si genera un tumore noto come retinoblastoma (RB, da qui il nome del gene). Sono stati individuati moltissimi protoncogeni ed oncosoppressori, e se ne continuano a scoprire di nuovi. Capire come si genera il cancro aiuta a capire come curarlo.
Non mi soffermerò molto sulle cause che possono concorrere alla generazione di un tumore. Dico solo che un tumore in parte può essere congenito, anche se sarebbe più corretto dire che è congenita la predisposizione ai tumori, e in parte è causato da fattori estrinseci, che possono indurre mutazioni del DNA.
Il tumore nei paesi sviluppati è una delle prime cause di morte, dopo le malattie cardiovascolari, riveste quindi un’importanza rilevante nella società moderna.

un sito semplice curato dall’associazione italiana per la ricerca sul cancro:
interessante ed esauriente presentazione sui tumori, richiede alcune nozioni di partenza.
un sito estremamente interessante e ben fatto che offre una panoramica completa sulle nuove frontiere in biologia, non solo sui tumori.

M C (Caronte)

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