animali

You are currently browsing articles tagged animali.

Chi non ha mai guardato i documentari in televisione? Credo nessuno: amati o odiati, considerati importanti per una consapevolezza “ecologica” o dannosi perchè trasmettono l’idea dell’uomo come spettatore e non parte degli ecosistemi, per tutti questo tipo di spettacoli hanno occupato qualche serata.

Recentemente ho avuto occasione di vedere la raccolta di quelli prodotti nel 2007 dalla BBC denominata Planet Earth.  Il titolo non potrebbe essere più adatto: ciò che mi ha infatti positivamente sorpresa di più è stato proprio il fatto che è ogni episodio è dedicato al pianeta : in poche parole, lo spazio dedicato agli animali è moltissimo, ma non vengono trascurati il regno vegetale, i funghi, geologia , un po’ di chimica dell’ambiente e i fenomeni climatici.

La durata ha un che di epico:  la sola raccolta Planet Earth è costituita da 11 episodi da 50 minuti ciascuno e nel caso questi non bastassero la BBC ha dedicato due raccolte (più brevi)  al making of degli episodi (Planet Earth: Diaries) e alle prospettive future del nostro pianeta (Planet Earth: the Future).

Il primo episodio (perlomeno nell’edizione in lingua inglese) è un viaggio attraverso le diverse latitudini della Terra, da polo a polo, con una cura straordinaria nella descrizione di come vari la percezione delle stagioni. Gli episodi successivi sono invece dedicati ciascuno a un diverso ecosistema.

Oltre a quelli che vi aspettate dedicati alle giungle, le praterie, i deserti e gli ambienti polari, ve ne sono altri molto meno conosciuti e sorprendenti come le caverne e le acque dolci. Questi ultimi episodi catturano molto di più la curiosità, se non altro perchè descrivono meraviglie spesso sconosciute come le grotte di Lechuguilla (che possono anche essere esplorate online) o animali particolari come la salamandra gigante giapponese.

In realtà anche gli gli episodi dedicati a biomi più conosciuti sono di estremo interesse e anche per chi ha guardato moltissimi documentari possono presentare delle novità: questa serie è infatti piuttosto famosa per essere riuscita a portare in prima TV molte scene mai viste. Un esempio per tutti: i documentari sulla savana sono moltissimi, ma in questo viene presentata per la prima volta una sequenza completa di licaoni a caccia filmata da terra e dall’alto mostrando la loro strategia.

La dovuta attenzione è offerta agli animali in via d’estinzione o particolarmente difficili da studiare nel loro ambiente, come i cammelli battriani, un altro risultato di cui i documentaristi di Planet Earth sono giustamente orgogliosi.

Tutto questo ad alta definizione e con un saggio utilizzo degli effetti slow motion nelle scene di caccia o di fast motion per presentare cambiamenti diurni o stagionali.  Infine, una caratteristica che colpisce e inchioda lo spettatore è l’estetica con cui sono state scelte le immagini: alcuni fotogrammi sembrano quadri astratti, pattern matematici e invece sono il risultato del disporsi di nidi di uccelli o antilopi che camminano nel deserto. Personalmente lo reputo un punto di forza, soprattutto perchè la debolezza dei documentari può essere la noia che compare dopo averne visto qualcuno, ma se ogni immagine è così bella risulta veramente difficile annoiarsi!

Vorrei infine spendere qualche parola per i documentari “accessori” a Planet Earth: ovvero Diaries e The Future. I primi offrono una variegata panoramica delle difficoltà e le soddisfazioni delle moltissime persone che hanno lavorato a questo progetto.  Si tratta di brevi episodi ognuno dedicato ad una scena di estremo interesse e che ha richiesto particolare lavoro o tecniche innovative. Anche in questo caso, la varietà estrema dei casi presentati impedisce di annoiarsi: si passa dai voli di un particolare tipo di mongolfiera sui baobab al dover allontanare un orso polare affamato dal rifugio dei ricercatori, dal difendersi dagli insetti che popolano le caverne a dover attendere per più di cento ore l’arrivo di una femmina di uccelli del paradiso per vedere la danza del maschio, etc…

The Future è ancora più interessante. E’ diviso in tre episodi che trattano argomenti diversi, ma profondamente connessi: il salvataggio delle specie a rischio di estinzione, il valore delle terre selvagge e la convivenza tra diverse specie (con particolare attenzione alla scimmia senza peli).

Il metodo con cui questi argomenti vengono trattati è davvero interessante: si tratta infatti di interviste in cui sostanzialmente le stesse domande vengono poste a persone con un diverso background e diverse idee. Alcuni esempi?  Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace e fondatrice del Green Belt Movement ,  M.A. Sanjayan , rappresentante di The Nature Conservancy, James Lovelock (sì, abbiamo già parlato un po’ di lui, qui) , James Connaughton , consigliere ambientale della Casa Bianca, rappresentanti di davvero tante organizzazioni ambientali e cacciatori professionisti.

E’ davvero stimolante ascoltare le loro risposte a diverse problematiche legate ad esempio alla scelta di quali ecosistemi proteggere e come, di quali animali cercare di salvare dall’estinzione per primi, di come coniugare la protezione dell’ambiente con lo sviluppo economico di diverse zone del pianeta, al significato di gesti come escludere totalmente da un’area gli esseri umani e così via.

Il mio giudizio su questi tre episodi in particolare è molto positivo perchè mi sembra che siano stimolanti senza fornire un punto di vista (eccessivamente, perlomeno) privilegiato. Credo che persino chi è allergico ai documentari potrebbe spendere tre ore per The Future ed esserne incredibilmente soddisfatto (e magari così guardare le altre serie). Complessivamente: se avete l’opportunità di vedere queste immagini, non lasciatela sfuggire!

Qualche collegamento in più

Una discussione estremamente estesa sull’estetica di questi documentari

Il sito della BBC , da cui è possibile vedere clip tratti dai diversi episodi

 

P.S. Spero che il gran numero di immagini contenute in questo post non crei troppi problemi di caricamento, ma ci tenevo a mostrare il livello delle immagini proposte.

 

Tags: , , , , , , , , , , ,

Socialità in volo

Le grandi masse in movimento possono spesso lasciare sorpresi.

Quello che vedete in questo video è un grandissimo stormo di uccelli che volteggiava tra la stazione di Milano centrale ed il Pirellone.

Come potete vedere, e forse intendere, si tratta di migliaia di animali che, forse spaventati da qualcosa, hanno cominciato a muoversi in sincrono nel cielo di Novembre creando una serie continua di figure.

È stato sorprendente rimanere a fissare per interi minuti questi animali ma soprattutto i milanesi che rimanevano letteralmente a naso in su per minuti interi sorpresi di quello strano spettacolo.

L’effetto dello stormo è forse lo stesso sui predatori. L’utilità infatti del muoversi in grandi gruppi ha proprio questo vantaggio: lascia interdetto, se non addirittura spaventato, chi osserva.

Per un piccolo animale muoversi da solo per il proprio habitat può esser davvero pericoloso, dietro ogni angolo può nascondersi infatti un predatore pronto a scatenare tutta la sua abilità e le sue armi, nonché milioni di anni di evoluzione serrata proprio nel settore della caccia.

Perché allora non muoversi in gruppo?

Il movimento collettivo di più animali porta infatti ad un primo vantaggio, la “diluizione del rischio individuale”. In pratica se cinquanta animali si muovono insieme ognuno di loro avrà 50 volte meno la probabilità di essere catturato da un predatore proprio perché ogni individuo può contare sulla possibilità che ad esser catturato sia un suo vicino e non lui.

In più poi c’è un altro importante fattore: il singolo individuo pur prestando la massima attenzione e circospezione può comunque controllare un minima parte dell’ambiente circostante. Se a controllare invece sono più animali allora si ha una maggiore probabilità di accorgersi prima del pericolo perché ognuno cura una piccola parte di habitat e appena scorge qualcosa scappa dando l’allarme anche agli altri che non stavano guardando dove osservava lui.

Il rischio di essere predati insomma si abbassa stando in gruppo.

C’è poi la questione movimento, quella da cui ho preso spunto per cominciare questo articolo. Quando più animali si muovono insieme lasciano in chi osserva una sensazione di sorpresa e di indecisione: su quale animale punto?

In più poi, e la cosa non è da poco, i gruppi di animali talvolta usano assumere delle forme molto compatte che all’occhio di un predatore possono apparire come minacciose. Se poi si moltiplica il pericolo che comporta la caccia per il numero di prede su cui puntare, bhé il grande numero può essere un valido effetto dissuasore. Avete mai visto uno sciame di api? Io sì e la prima cosa che ho pensato è stata “porcazza, se ci finisco dentro son guai grossi”. Lo stesso può valere per un falco pellegrino o per uno squalo.

L’insieme fa la forza quindi e difatti d’esempi ce ne sono tanti: dalle grandi migrazioni degli gnu, a quelle delle rondini, ai banchi di sardine dell’oceano, sino alle stesse manifestazioni di piazza in cui più è grande il numero dei partecipanti, maggiore sembra esser l’adesione sociale al determinato messaggio. Esempio principe son i cortei dei sindacati cui il giorno dopo corrisponde sempre la solita guerra di cifre tra organizzatori, che tendono al rialzo, e detrattori, che tendono al ribasso.

Tuttavia si potrebbe però fare un’errore pericoloso e potenzialmente letale: pensare che più il gruppo è numeroso meglio è.

In realtà anche la vita di gruppo ha i suoi inconvenienti, e non si parla di cose da poco. La prima, e per certi aspetti la peggiore, è che nel gruppo le malattie hanno un’incidenza molto maggiore.

Prendiamo ad esempio l’animale a noi più conosciuto: noi stessi.

La civiltà umana è una storia affascinante fatta di grandi scoperte, avventure ma anche terribili disastri. A questa voce rispondono senza dubbio anche le epidemie.

Peste, influenza, vaiolo, colera, tifo…sono solo alcuni dei nomi di grandi epidemie del passato e dove più hanno colpito queste? Nelle città. Pensate ad esempio ai “Promessi sposi” di Manzoni, che più o meno tutti sarete stati obbligati a leggere a scuola. La peste dove colpisce? A Milano, una delle più popolose città del periodo e perché? Un miliziano spagnolo ammalato diffonde la malattia ed in breve ecco che Milano si svuota e sui carri le salme si sostituiscono alle merci.

Maggiore è la densità di individui è più facile sarà per un parassita trovare un ospite. Nel caso poi degli insediamenti umani oltre al numero di abitanti c’è poi l’aggravante delle condizioni igieniche e della condivisione degli spazi con gli animali domestici, “fornitori ufficiali” di parassiti da qualche migliaio di anni.

Oltre a questo c’è poi un altro importante fattore negativo: nel gruppo c’è maggiore competizione per riprodursi. Più maschi vogliono dire più lotta per accaparrarsi una femmina ed assicurare al proprio DNA un futuro, per quanto nebuloso possa essere. Più lotta vuole anche dire un maggiore rischio ad esempio di ferirsi o di morire, anche se di solito non si arriva a questo punto.

Ci sono poi due altri fattori molto interessanti da considerare.

Prima di tutto 50 animali sono, di norma, più visibili di un singolo individuo. Con questo voglio dire che certamente in un gruppo si è più al sicuro ma ci si espone anche ad un numero medio di attacchi maggiore. Quindi essere solitari potrebbe poi non esser così pericoloso.

Secondo, se il gruppo è troppo numeroso si viene a creare una situazione di confusione tale da annullare l’effettivo vantaggio della vita di gruppo in termini di allarme. Pensate ad esempio al fatto che la calca è una delle principali cause di morte dei raduni umani e di solito la calca si crea a causa di un concetto confuso di allarme. Qualcosa, non si sa bene cosa, succede. Viene percepita come minaccia. Migliaia di persone si spostano e tra queste, purtroppo, alcune non sopravvivono schiacciate dalla calca.

Non so dirvi se dopo che avrete letto questo articolo guardere in modo diverso lo stormo di uccelli che vola intorno al Pirellone, ma posso dirvi che mentre io lo guardavo lo percepivo non come un’insieme confuso di animali, ma come il prodotto di centinaia di migliaia di anni di evoluzione comportamentale, e non ho potuto che rimanerne affascinato.

Tags: , , , , , , , , , ,

Com’è cambiato il pianeta da quando 65 m.a. di anni fa un bel meteorite mise la parola fine sul regno di dinosauri?

Il boom della vita dopo la grande estinzione, “piccoli mammiferi crescono”, la “nascita” dell’Homo e dopo qualche milione di anni le prime civiltà, storia antica e storia moderna con le grandi scoperte ed i grandi drammi fino ad oggi, fino al tema scientifico più d’attualità: il riscaldamento globale…

65 milioni di anni e più in questo video…

65 m.a. di cambiamenti

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,