Se dovessi pensare alla cosa che ha rivoluzionato maggiormente la vita dei biologi, nei laboratori e non, mi verrebbe da pensare subito a due cose: la scoperta del DNA e la PCR con le sue mille varianti. C’è però un’altra cosa che secondo me merita di entrare in questa cerchia elitaria: la coltivazione delle cellule in vitro. Forse non tutti lo sanno, ma già da molti anni quasi tutti i laboratori di biologia cellulare/molecolare, ma non solo, ricorrono senza sosta a “colonie” di cellule fatte crescere in vitro, ovvero su delle apposite piastre o in delle apposite fiasche. Adesso a disposizione esistono un’infinità di linee cellulari, umane o di altri animali (topo, scimmia, criceto ecc). Cosa sono le linee cellulari? Una linea cellulare è un insieme di cellule provenienti tutte da una stessa fonte. Ad esempio la linea cellulare HEK (Human Embrionic Kidney) deriva da rene embrionale umano, La linea NIH è costituita da fibroblasti di Topo, La linea HeLa deriva da un tumore (del collo dell’utero, mi pare) trovato in una certa Henrietta Lacks (da qui il nome HeLa) a metà dello scorso secolo, e che da allora si trovano in tantissimi laboratori. Potrei continuare per molto tempo ancora. Vi mostro ora come si presenta al microscopio una coltura cellulare
Le linee cellulari possono derivare direttamente da un organismo (da un polmone, da un rene, dal cuore) e si parla di linee cellulari primarie. Oppure possono derivare da generazioni successive alla prima. Derivando da un organo, le cellule non sono ovviamente pronte all’uso. Innanzitutto sono all’interno di una matrice extracellulare, dalla quale bisogna estrarle, ad esempio attraverso l’uso di collagenasi (enzimi che digeriscono il collagene, che secondo ditte di cosmetica servirebbe a far ringiovanire la pelle); se invece le cellule sono fianco a fianco (es. Cellule epiteliali) si utilizzano enzimi come la tripsina. In ogni caso, dopo una serie di generazioni, queste cellule vanno incontro a senescenza cellulare e smettono di replicarsi. Questo perchè le cellule in vitro (ovvero in provetta) così come quelle in vivo (nell’organismo) hanno un potenziale replicativo limitato, dovuto all’accorciamento dei telomeri, ovvero di sequenze altamente ripetitive di DNA poste alle estremità dei cromosomi che si accorciano ogni divisione cellulare. Superata una certa soglia, le cellule entrano in una fase del loro ciclo vitale in cui non si replicano più. I telomeri sono una specie di orologio cellulare, e il motivo per cui si accorciano è dovuto al peculiare meccanismo di replicazione del DNA, che non starò a spiegare qui, ma se qualcuno ne volesse sapere di più può chiedere!
Oltre ad avere un potenziale replicativo limitato, queste cellule hanno la particolarità di crescere in un monostrato, appiccicate alla piastra di coltura. Una volta coperta tutta la superficie con un monostrato di cellule, smettono di replicarsi. Questo meccanismo viene chiamato inibizione da contatto, ed è dovuto a delle interazioni cellula-cellula che dicono a queste ultime di smettere di replicarsi perchè non c’è più spazio. E’ un efficiente meccanismo di controllo della proliferazione, e avviene anche fisiologicamente nei nostri tessuti. Ad esempio, nel fegato di un organismo adulto, gli epatociti non replicano nemmeno a pagarli; sono cellule stabili. Ma se attraverso un’operazione chirurgica si asporta una porzione di fegato, le cellule epatiche iniziano a replicare ed in pochissimo tempo l’organo ritorna alle dimensioni originarie. In esperimenti su topi, la resezione chirurgica di 3/4 del fegato veniva rimpiazzata nel giro di una sola settimana! (la capacità straordinaria del fegato di rigenerarsi era nota sin dall’antichità, se pensate al mito di Prometeo). Fattostà che nel giro di poco le cellule smettono di dividersi. Come fare? O si ricomincia tutto da capo, partendo dall’organo, oppure si procede ad immortalizzazione. Le cellule immortalizzate hanno la capacità di replicarsi indefinitamente perchè esprimono un enzima normalmente silenziato nelle cellule normali (ma non in quelle staminali) che viene detto telomerasi. Questo enzima è in grado di riallungare i telomeri.
Sono invece disponibili cellule cosiddette trasformate, che non solo hanno un potenziale replicativo altissimo, ma hanno perso ogni controllo della proliferazione cellulare, per cui sono in grado di crescere in pluristrato, formando spesso dei mucchietti pluristratificati, chiamati Foci (singolare focus). I foci sono una scoperta dei virologi di diversi decenni fa, i quali usavano delle colture cellulari per far sviluppare i loro virus; vedevano che mentre nella maggiorparte dei casi le cellule venivano lisate, con produzione di Virus, in altri si formavano questi mucchietti. Erano cellule trasformate dai virus stessi. Sono cellule di origine tumorale, come le HeLa, oppure sono cellule sperimentantalmente trasformate inserendo geni oncògeni o utilizzando alcuni tipi di virus (Alcuni tipi di virus, chiamati Virus trasformanti acuti, sono i più potenti agenti cancerogeni che esistano: sono in grado di trasformare cellule in tempi brevissimi e con altissima efficienza, mentre solitamente ci vogliono anni).
In ogni caso le cellule vanno nutrite. Un tempo, agli albori di queste tecniche, si dava sangue intero, o plasma/siero. Adesso, ci sono appositi terreni di crescita, liquidi per lo più, con un adeguato contenuto di amminoacidi, sali, vitamine, zuccheri ed altri elementi, il più famoso dei quali è il DMEM: Dulbecco Modified Eagle’s Medium.
Si continua ad aggiungere siero, in genere al 5-10% in particolare FBS (Fetal Bovine Serum) contenente una serie di fattori di crescita utili. Inoltre le cellule sono solitamente messe in piastre come queste:
e periodicamente il terreno deve essere cambiato. Quando le cellule superano la capienza massima della piastra è necessario trasferirle in altre piastre per dar loro più spazio.
Un punto delicato delle colture cellulari è ovviamente la sterilità. Le colture non devono essere contaminate da batteri, funghi od altre cose, per ovvi motivi. Questo rappresentava un serissimo problema, quaranta/ciquanta anni fa, quando non esistevano mezzi per garantire la sterilità. Oltre all’aggiunta di antibiotici, oggi si lavora sempre e solo sotto cappa. Cos’è la cappa? Ovviamente non quella delle cucina, ma il principio è lo stesso. E’ uno strumento, solitamente chiuso da tutti i lati, tranne su uno, che è il lato da cui lavora l’operatore. Può avere anche notevoli dimensioni e non fa altro che aspirare e filtrare l’aria e al cui interno si può lavorare, come quella della figura:
Esistono diversi tipi di cappe. Quelle di classe I che aspirano l’aria dall’esterno, e la filtrano prima di rilasciarla. Queste non vanno bene per lavorare in sterilità, perchè proteggono l’operatore filtrando l’aria in uscita, ma non il materiale biologico che sta dentro la cappa. Le cappe di classe II, dette anche a flusso laminare, invece sono adatte per lavorare in sterilità, in quanto l’aria è filtrata sia in entrata che in uscita. Si lavorano le cellule in cappe di questo tipo, avendo cura di usare sempre e solo materiale sterile. Infine ci sono le cappe di classe III, nelle quali l’operatore non entra direttamente in contatto con il materiale biologico, ma lavora attraverso dei guanti incorporati nella macchina stessa. Sono adatte per lavorare con agenti infettivi estremamente pericolosi quali ad esempio Ebola. In Italia solo due ospedali, che io sappia, sono dotati di cappe di classe III, uno a Roma (lo Spallanzani, se non erro) e un altro a Milano, ma mi sfugge qual è.
Nonostante oggi si lavori sotto cappa con tutti gli accorgimenti possibili ed immaginabili, le contaminazioni sono sempre possibili, in particolare da microorganismi appartenenti al genere di Mycoplasma, che sono dei batteri intracellualari, estremamente difficili da eradicare e molto infettivi, per cui ogni tot di tempo è necessario controllare se le colture cellulari risultano positive al mycoplasma, ad esempio attraverso delle PCR.
Passiamo ora a parlare dell’utilizzo di queste colture cellulari. Praticamente sono ubiquitarie e possono essere utilizzate per moltissimi scopi, e questo le rende estremamente utili.Le colture cellulari sono utilizzate ad esempio per testare in vitro l’efficacia dei farmaci. Oppure possono essere utilizzate per fare crescere Virus contro i quali poi sviluppare eventuali vaccini. Possono essere usate, in oncologia molecolare, per vedere se una particolare mutazione è in grado di causare una trasformazione cellulare, inserendo il gene mutato nelle cellule, attraverso la trasfezione, e vedendo se queste cellule sono in grado di diventare cellule tumorali. Si usano per studiare l’espressione genica, e le variazioni dell’espressione genica in diversi contesti. Ma gli utilizzi sono davvero infiniti.
Spero di non essere stato noioso, e se avete domande od obiezioni usate come sempre i commenti. Alla prossima!
Tags: Cappa a flusso laminare, Cellule, colture cellulari, DMEM, Foci, HEK, Hela, inibizione da contatto, NIH, senescenza cellulare, telomeri, trasformazione, virus
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Dimenticavo di dire che in realtà, a livello dei telomeri abbiamo il filamento “vecchio” sempre più lungo di quello appena sintetizzato.
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Scusa, continuo ad aggiungere commenti perchè mi accorgo di dimenticare delle cose. Prometto che questo è l’ultimo. Riguardo alla replicazione semiconservativa, Dicevo che abbiamo alla fine due doppie eliche di DNA, ciascuna con un filamento vecchio ed uno nuovo. Questo sistema si è evoluto per permettere le correzioni degli eventuali errori commessi durante la sintesi nel nuovo filamento. Se gli enzimi di riparazione del DNA si accorgono che c’è un errore come un appaiamento scorretto, ad esempio A con G, o C con T, oppure una deaminazione spontanea (perdita di un gruppo aminico NH2) della Citosina che la trasforma in Uracile, una base non consentita nel DNA, riparano subito l’errore riferendosi a quello che si trova nel vecchio filamento. Domanda. Come riconoscere il nuovo dal vecchio? Perchè il vecchio filamento risulta essere metilato (Aggiunta di CH3) su alcune basi, ad esempio le A o le C in alcune sequenze, mentre quello di nuova sintesi non lo è per un certo periodo di tempo.
Questo non centrava con i telomeri, però mi sembrava interessante sottolinearlo! :) -
Rieccomi, scusa il ritardo, i miei tempi sul web sono molto lenti…
Intanto grazie per la risposta e non fare più promesse del tipo “questo è l’ultimo”!!!
E’ interessante notare che il meccanismo di accorciamento dei telomeri è, in un certo senso, la norma, e sono le cellule germinali che devono adoperare un meccanismo attivo per aggirare il “problema”. Per non parlare delle catene circolari dei batteri che ovviano il problema in maniera “geometrica”: bellissimo!
Ma adesso arrivo alle domande.
Sapevo (pur vagamente) che anche nella riproduzione asessuata era possibile riconoscere la cellula “madre” da quella “figlia”: la lunghezza dei telomeri è il modo con cui le si riconosce? Ma da quanto dici sembrerebbe che la cellula “figlia” sia quella con i telomeri più corti, è corretto? Come a dire che la catena di DNA “nuova” è più “vecchia” (nel senso di lunghezza dei telomeri) della “vecchia” (nel senso di catena originaria)?
Altra domanda: quando una cellula di un organismo a riproduzione asessuata si riproduce ci ritroviamo con una cellula con i telomeri della stessa lunghezza della precedente, ed una con i telomeri più corti. Entrambe poi si riprodurranno a loro volta. Mi pare di capire che si potrebbe enunciare un teorema à-la “entropia” del tipo: “i telomeri possono solo mantenersi costanti o ridursi”. Cosa evita la “distruzione totale” dell’organismo come specie, al passare del tempo? La semplice persistenza delle cellule “madri” che mantengono la lunghezza dei telomeri? Ma allora si potrebbe comunque “misurare” un’accorciamento “medio” della lunghezza dei telomeri di una specie, al passare delle generazioni?
E infine: è possibile davvero stabilire una qualche relazione (precisa) (chimica, direi) di causa-effetto fra la dimensione dei telomeri e i processi di senescenza? Tipo il tasso di correzione delle mutazioni, o il tasso di smaltimento dei radicali liberi…? (sto sparando dei termini pomposi di cui ho letto a proposito di senescenza, ma magari sono cavolate…)
Oh, grazie eh! :-) -
Quello che si può dire è che in media le cellule figlie hanno i telomeri più corti rispetto alle cellule madri. Questo lo si può vedere “graficamente” su un foglio di carta, basta fare due sbarrette e poi duplicarle semiconservativamente ricordandosi di fare una delle due sbarrette più corta dell’altra. Quello che evita la distruzione totale della specie nel passare del tempo son o le cellule germinali, che danno origine ai gameti. Loro possono potenzialmente dare origine per l’eternità a cellule sempre “giovani” dai telomeri non accorciati. Noi siamo solo di passaggio, è l’informazione che si trasmette, il più possibilmente inalterata.
Certo che è possibile stabilire una correlazione tra telomeri e senescenza cellulare (ed individuale). Le cellule somatiche di un settantenne hanno in media i telomeri più corti di quella di un ventenne. Se estraiamo da quel settantenne e da quel ventenne delle cellule e le mettiamo in vitro a crescere, quelle del settantenne si bloccheranno molto prima di quelle del ventenne. C’è il cosiddetto tempo di Hayflick (teorico della senescenza celluare ed uno dei padri della coltivazione delle cellule in vitro) che è il numero medio di generazioni che una linea cellulare può dare prima di entare in senescenza, e questo tempo varia a seconda della fonte delle cellule. Le cellule staminali hanno un tempo di hayflick infinito ad esempio. Quelle di un settantenne decisamente ridotto.
E questo si collega con la capacità delle cellule di rispondere a stress esterni. Diciamo che non tutto è strettamente correlabile con la lunghezza dei telomeri, ma si è notato che cellule più “anziane” hanno risposte ridotte nei confronti dei radicali liberi (i biologi li chiamano ROS o specie reattive dell’ossigeno) e nei confronti di mutazioni. Infatti, non a caso, uno dei fattori di rischio maggiori nell’insorgenza di neoplasie è l’età! -
Però mi pare sorprendente e “anti-intuitivo” che le “nuove generazioni” siano quelle “più vecchie” (in termini di senescenza: nascono già vecchie!).
E comunque mi resta il dubbio per gli organismi a riproduzione asessuata: se dopo ogni riproduzione c’è una cellula in più con telomeri più corti, e assumendo una distribuzione omogenea delle morti accidentali (non apoptosi) che mi pare un’ipotesi prudente, visto che le cellule con telomeri più corte sono quelle più “vecchie” e dunque maggiormente soggette a senescenza (BTW: la correlazione telomeri-corti->meccanismi-di-senescenza c’è anche per organismi unicellulari?), dicevo: se dopo ogni generazione aumentano le cellule con telomeri più corti mi aspetterei che, complessivamente, nella biosfera, i telomeri vadano via via riducendosi in dimensione (se proprio non in media, almeno in termini di estremo superiore del supporto della distribuzione di frequenza…). Ma il risultato finale, ovviamente, non me l’aspetto (visto che gli organismi pluricellulari hanno il “trucco” delle gellule germinali).
Ah, fantastica questa cosa dei mating type!
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Sì, a prima vista è anti-intuitivo come fenomeno! Però se fai mente locale è evolutivamente è vantaggioso. L’accorciamento dei telomeri favorisce la riproduzione sessuale, in quegli organismi che la possono fare ovviamente.
In media, se ci si riproducesse solo asessulamente, si avrebbero dei telomeri più corti man mano che si va avanti nel tempo, infatti.
Per pubmed, non temere, interessa anche a me!! :)
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Scusa il solito ritardo.
Le cose non mi tornano: dici “l’accorciamento favorisce la riproduzione sessuale”, ma solo perché la riproduzione sessuale si accompagna da meccanismi attivi di non-accorciamento dei telomeri: non avrebbero potuto, questi meccanismi, essere messi in atto anche in caso di riproduzione asessuata?
E poi dici: “se ci si riproducesse solo asessualmente, si avrebbero dei telomeri più corti man mano che si va avanti nel tempo, infatti”. E io dico: vabbe’, noi umani non ci riproduciamo asessualmente, ma quegli organismi che si riproducono asessualmente? Sono davvero tutti batteri dalla catena circolare o eucarioti dal ciclo vitale complesso con annessa forma diploide? Esistono organismi unicellulari a riproduzione asessuata senza alcun meccanismo antagonista all’accorciamento dei telomeri? -
ma se i telomeri della madre sono di più allora non sono completamente cloni giusto?







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