Dunque, dunque…è il primo articolo che scrivo su questo blog, perciò mi presento: sono una biologa e, dopo un triste passato da biologa molecolare, mi sto dedicando al ramo zoologico.
In questo primo post colgo l’occasione per presentare un gruppo di animali che normalmente non gode di troppo successo tra il pubblico, ma che invece si può rivelare molto utile e interessante: i ragni. Sono strani animali: da un certo punto di vista hanno sempre affascinato per la loro laboriosità e la loro pazienza nel costruire le ragnatele, ma allo stesso tempo provocano in molte persone un forte disgusto, se non addirittura paura. Quand’ero una bambina, all’asilo e nei primi anni delle elementari, le maestre tentavano inutilmente di placare la fobia dei ragni, mia e degli altri miei compagni, con storie inverosimili, senza per altro ottenere il ben che minimo successo. Tuttavia, nonostante questa generale avversione verso di loro, bisogna riconoscere che i ragni sono uno dei taxa di maggior successo evolutivo e si sono adattati a vivere in tutti gli ecosistemi terrestri e anche in alcuni ecosistemi acquatici. Addirittura esiste un ragno che riesce a costruirsi una sorta di bolla d’aria, detta campana, con la tela e vivere completamente immerso. Esistono ragni notturni e diurni, pionieri e endemici, cacciatori e costruttori di tele, ecc… Insomma, li troviamo proprio dovunque!
Caratteristiche principali dei ragni
E allora che ragni siano! Cominciamo a inquadrarli da un punto di vista tassonomico:
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Arachnida
Ordine: Araneae
Quindi, i ragni non sono insetti. A differenza degli insetti, infatti, sono dotati di 4 paia di zampe, anzichè 3; hanno generalmente 4 paia di occhi semplici, mentre gli insetti hanno occhi composti; il corpo è suddiviso solo in 2 parti, cefalotorace (o prosoma) e addome (o opistosoma), unite tra loro da un peduncolo, mentre gli insetti presentano il corpo suddiviso in 3 porzioni, capo, torace e addome; l’apparato boccale dei ragni non è differenziato come quello degli insetti, in quanto sono praticamente tutti predatori, e consiste di 2 cheliceri, organi molto simili a delle pinze, collegati alle ghiandole velenifere, con i quali inocula il veleno citolitico nelle prede che poi succhia grazie allo stomaco aspirante. Inoltre, i ragni presentano due appendici davanti ai cheliceri, dette pedipalpi, che hanno funzione sensoriale, di manipolazione della preda e nel maschio hanno anche funzione copulatoria (una curiosità: i pedipalpi sono presenti anche negli scorpioni, in cui si trasformano in chele e svolgono principalmente una funzione di attacco/difesa). All’estremità terminale dell’addome, presentano 3 o4 paia di filiere, con cui producono la seta: questa è costituita da una proteina, la fibroina, che la rende estremamente resistente e flessibile.
I ragni possono essere distinti in due sottordini:
- ortognati, più primitivi, con i cheliceri che si muovono su un piano verticale (a questo gruppo appartengono le tarantole);
- labidognati, più evoluti, con i cheliceri che si muovono su un piano orizzontale.
Per quanto riguarda l’alimentazione, come detto in precedenza, i ragni sono quasi tutti predatori, e si nutrono principalmente di insetti, o di altri ragni. Le specie più grandi (che per fortuna alle nostre latitudini non si trovano!) arrivano a cibarsi anche di piccoli uccelli o lucertole. Possono integrare la loro dieta con polline o nettare. Alcuni ragni intrappolano le prede nelle ragnatele, mentre altri tendono dei veri e propri agguati. In particolare, i ragni saltatori, assicurati a un filo di seta, compiono dei veri e propri balzi con cui acchiappano gli insetti in volo. Natura vuole che proprio a questa famiglia di ragni così abili a predare, appartenga l’unico ragno vegetariano finora conosciuto: Bagheera Kiplingi (che prende il nome proprio dalla pantera de “Il libro della giungla” di Kipling), che si nutre di una particolare sostanza ricca di lipidi e proteine presente sulle foglie di acacia che forma agglomerati detti corpi di Belt. Normalmente, questi corpi di Belt sono il nutrimento di alcune formiche che vivono in simbiosi con l’acacia e che tengono lontani gli erbivori, e proprio per questo Bagheera Kiplingi cerca di nascondersi dalle formiche. Insomma, è un comportamento un po’ anomalo per un ragno!
La ragnatela
E’ forse una delle strutture più curiose che esistano nel mondo animale. E’ costituita dalla seta, prodotta dalle filiere, il cui carico di rottura è paragonabile a quello dell’acciaio, anche se, ovviamente, è molto meno densa. Il processo di costruzione della tela è estremamente lento e laborioso: il ragno si “cala” da un tronco o da un soffitto su un filo di seta e lì attende finchè non arriva un po’ di vento a far attaccare il filo a un altro appiglio. A questo punto rafforza questo primo filo, che dovrà sostenere il peso di tutta la ragnatela, con altri fili. Fatto ciò, si posiziona a circa metà di questo filo e si cala nuovamente raggiungendo quella che sarà la base della sua ragnatela. Dà lì costruisce altri raggi e, infine, su questi, costruirà le spirali. Gli angoli e i rapporti tra le lunghezze dei fili devono essere precisi, per far sì che la ragnatela sopporti bene la pressione, la tensione e il peso. Quella qui descritta è un esempio di ragnatela a spirale, o orbicolare, che è anche la più facile da vedere in giro, ma esistono anche ragnatele a lenzuolo, irregolari o tubulari. In particolare, le ragnatele tubulari sono costruite sulla lettiera dei boschi da ragni piuttosto primitivi, che trascorrono all’interno della ragnatela quasi tutta la loro vita, e non si spostano da lì neanche se li bombardano!
Una curiosità: se ai ragni viene somministrata della caffeina, non riescono più a costruire correttamente la tela, che risulta spiccatamente irregolare e asimmetrica! Se invece un ragno viene trattato con della morfina, diventa estremamente lento, come assopito, e la tela rimane incompiuta.
Principalmente, la ragnatela è prodotta per intrappolare le prede, e per meglio svolgere questa funzione è estremamente viscosa: quindi, quando un insetto vi finisce dentro rimane invischiato e non riesce più a liberarsi. A quel punto il ragno, che percepisce la vibrazione prodotta dalla preda caduta sulla sua ragnatela, si fionda letteralmente sullo sventurato animale e lo avvolge in un filo di seta per immobilizzarlo del tutto. A quel punto può tranquillamente cominciare a mangiare, sicuro che la preda non gli sfuggirà più. I fili al centro della ragnatela dove si posiziona il ragno e quelli alle estremità più esterne che il ragno usa per spostarsi non sono viscosi, altrimenti il ragno stesso rimarrebbe intrappolato. Produce anche fili di seta più spessa allo scopo di rafforzare la struttura della ragnatela, che generalmente assumono un curioso aspetto a zig-zag.
La ragnatela, però, può servire anche al maschio per comunicare alla femmina la sua intenzione di accoppiarsi con lei. In tal caso, il maschio deve produrre la corretta combinazione di vibrazioni sulla ragnatela per assicurarsi che la femmina non lo scambi per una preda, e, quando è sicuro di essere stato riconosciuto, si avvicina per l’accoppiamento. In alcune specie di ragno, tra cui la Vedova Nera (si chiama così mica per niente!), alla fine dell’accoppiamento il maschio si offre in pasto alla femmina…come vedete i ragni non sono da meno delle mantidi religiose.
Un altro uso della seta è la costruzione del sacco ovigero: la femmina, dopo la fecondazione, costruisce un sacco di seta dentro cui deporre le uova. Dopo la schiusa, i piccoli di ragno trascorreranno le loro prime fasi di sviluppo dentro il sacco ovigero e quando usciranno saranno ancora sessualmente immaturi ma del tutto simili nella forma a piccoli ragnetti.
Ci sono alcuni ragni, detti balooners, che, grazie alla seta, riescono a “volare”. Questi ragni, infatti, emettono un filo di seta che rimane sospeso nell’aria e serve al ragno da paracadute: quando arriva un soffio di vento, la presenza di questo filo li fa sollevare e possono percorrere in questo modo anche distanze molto lunghe.
Utilizzo dei ragni
Direi che la principale utilità dei ragni è quella di tenere sotto controllo la crescita degli insetti, che si riproducono fin troppo in fretta, visto che si alimentano principalmente di questi animali. Per cui, se quest’estate non volete essere punti dalle zanzare, non dovete far altro che mettere su un allevamento di ragni da giardino e avrete risolto ogni problema! Scherzi a parte, se nei filari di frutta si limitasse al minimo l’utilizzo di diserbanti chimici, i ragni potrebbero proliferare di più e in cambio si impegnerebbero a tenere a bada gli insetti nocivi.
Inoltre, grazie alla loro diffusione in tutti i tipi di ambiente, possono essere usati come indicatori ecologici della qualità di ambienti terrestri. A questo punto sorge spontanea la domanda: cos’è un indicatore ecologico? Un indicatore ecologico è uno strumento che rispecchia qualsiasi cambiamento nella struttura, composizione e funzionalità di un ecosistema. Gli indicatori ecologici sono usati per stimare le condizioni ambientali o monitorare l’andamento delle condizioni nel tempo, fornire un facile segnale di pericolo per i cambiamenti ambientali e per risalire alla causa del problema, fornire un metodo efficiente per esaminare la composizione ecologica, la struttura e la funzionalità del complesso sistema ecologico. Un buon indicatore ecologico dev’essere:
- facilmente reperibile e identificabile;
- sensibile alle alterazioni che vogliamo studiare e rispondere a questi cambiamenti in maniera prevedibile e poco variabile, altrimenti non riusciamo a risalire alla causa partendo dall’effetto;
- rappresentativo dell’habitat;
- dominante dal punto di vista ecologico (es. predatore).
I ragni rispondono a tutti questi requisiti, salvo quello del riconoscimento, in quanto spesso ci sono difficoltà a identificare correttamente le specie di ragni campionate.
Aracnofobia o aracnofilia?
Concludo l’articolo con alcune note folcloristiche che hanno lo scopo di dimostrare come i sentimenti degli uomini nei confronti di questi animali siano estremamente ambigui.
In alcune culture, soprattutto nello sciamanesimo, il ragno assume una valenza positiva perchè si crede abbia poteri taumaturgici. In India, la tela del ragno è assunta come simbolo dell’ordine cosmico in contrapposizione al Caos. In alcuni miti il ragno è visto come il creatore del mondo o il portatore del fuoco.
Nella cultura occidentale, invece, il ragno assume principalmente una valenza negativa. Pur essendo usato come simbolo di laboriosità e pazienza, è generalmente associato a immagini di morte e degrado. Questa credenza potrebbe essere alimentata dal fatto che i ragni abitano tendenzialmente luoghi abbandonati perchè più tranquilli. In alcuni luoghi, in passato, era anche diffuso il fenomeno del tarantismo, ovvero una sintomatologia psichiatrica che veniva erroneamente attribuita al morso della tarantola.
Con questo direi che ho finito di tediarvi! Se ci fossero errori non esitate a segnalarli!
Tags: Ragni
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Grazie mille Jacopo!
Ho cominciato anch’io a pubblicare i miei deliri :-)




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