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Fantastico!
Però voi bravissimi scienziati la fate sempre facile, quando spiegate: e il gene è fatto così, e lo taglio cosà, e perchè poi si attacca di lì, e posso leggerlo per cosà…
E’ tutto bellissimo (e la mia bocca si fa sempre aperta in estasi reverenziale) ma io mi chiedo, ogni volta: non si sta mica giocando con i lego! Cioè, mica si può prendere in mano una sequenza di DNA come fosse una catena del rosario e scorrere base dopo base e – zac! – tagliare proprio lì…
Cioè, ok, mi dite che ci sono questi enzimi fantastici e miracolosi: ma voi, esseri immensi di dimensioni fantasmagoriche, come fate, concretamente, visivamente, apparentemente, a giocare con quei lego nanometrici?Insomma, fuor di retorica: in che stato disponete del materiale ribonucleico? In soluzione (acquosa)? Dove lo tenete? In fialette? Tipo che avete delle fialettine con un’etichetta del tipo “soluzione acquosa con DNA di sequenza GATT[...cut...]TCCA in concentrazione XYZ molare”? Ma in tali soluzioni le catene ribonucleiche non si “sfaldano”? O forse avete soluzioni “generiche” con molto materiale genetico di vario tipo (i.e. in diverse possibili sequenze, nemmeno “fisse”) e poi quando volete lavorarci su vi preoccupate di usare enzimi che agiscono solo sulle catene di cui volete occuparvi?
E a proposito di enzimi: quando volete “tagliarlo proprio lì”, cosa fate: avete un’altra fialetta con l’etichetta “enzima A-B-C-D-asi in soluzione acquosa”? E poi cosa fate: mischiate il contenuto delle due fialette, la date al vostro shaker di fiducia, e “sapete” che il risultato saranno proprio le catene della prima fiala tagliate come l’enzima della seconda fiala comanda?
E poi? Prendete una terza fiala con scritto “colonia estiva batteri B” e ci versate dentro la fiala shakerata?
Insomma, se uno si affacciasse al vostro laboratorio senza sapere cos’è una catena di DNA, cos’è un enzima, cos’è un batterio, e vi osservasse per giorni e giorni, e poi scrivesse un bel tema: cosa ci racconterebbe?
Ah, be’, poi, dimenticavo: complimenti per la trasmissione!!!
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Hronir..ti prego, se non lo sei..diventa uno scienziato/a perchè saresti molto bravo/a. se lo sei o lo diventerai (come io spero un giorno di fare)..sono contento
ci ho messo un po’ a scrivere una risposta che fosse degna delle tue domande, e non sono sicuro di esserci riuscito.
guarda, quello che scrivo, appunto, in teoria è tutto bello e pulito e lineare, ma a farlo… a farlo è un’altra cosa! Sai benissimo che qualcosa può andare storto, e probabilmente lo farà! Si hanno poche certezze.
Non trattiamo il DNA come fosse un Lego, (anche se questa del lego è un’analogia che per certi versi potrebbe funzionare) e la cosa bella (e ovvia) è che tu non lo vedi, e questo ha spinto ha trovare molti metodi per verificare se ciò che stai facendo è corretto.
Sappiamo che gli enzimi di restrizione riconoscono determinate sequenze, ma non abbiamo la certezza che lavorino come vorremmo noi.. spesso capita che l’enzima non funzioni correttamente (magari è stato conservato male), oppure non riesca a trovare la sequenza adatta (magari perchè è nascosta). Petanto
quando misceliamo la soluzione contenete il DNA con quella contenente gli enzimi non tutto va come uno vorrebbe.
Molto spesso in laboratorio si lavora con soluzioni, di solito acquose, ma non solo. E’ molto importante sapere calcolare concentrazioni, perchè è fondamentale mettere le giuste quantità di reagenti nelle corrette proporzioni. Inoltre gli ordini di grandezza che in laboratorio vengono
utilizzati spesso sono microgrammi al microlitro (lo so che è come dire milligrammo al millilitro, ma in laboratorio è più comodo restare a queste
dimensioni), o nanogrammi al microlitro. Visto che è impossibile prelevare 100 nanogrammi (ad esempio), si ricorre alle diluizioni di una soluzione concentrata, fino a ottenerne una con le concentrazioni adeguate.
il DNA si tiene in provettine, solitamente chiamate eppendorf (ma le eppendorf, in laboratorio te le ritrovi dappertutto..non solo per il DNA).
E’ bene conservarlo dentro del ghiaccio per evitare che si denaturi o si degradi. anche gli enzimi è bene conservarli dentro del ghiaccio.
per ricavare il DNA, beh..ci sono diverse strade, o te lo ricavi tu, oppure sicuramente alcune aziende sono in grado di sintetizzare i geni diinteresse.
Se tu inoltre sai con che gene stai lavorando, ma non ne conosci la sequenza, ci sono diverse banche dati che pubblicano su internet le sequenze già ottenute e studiate. Altrimenti sei costretto a sequenziarlo. Una volta che l’hai sequenziato puoi vedere, sempre attraverso queste banche dati, se
sono presenti delle sequenze simili nel genoma di altri organismi.Insomma, il succo della questione è, ci sono tanti metodi per lavorare, alcuni ingegnosissimi, ma mai nessun metodo è perfetto, ci sono sempre mille e più modi con cui l’esperimento può andarti storto… e, come dice la mia professoressa di biochimica, se ottieni dei risultati perfetti, fai attenzione che hai sicuramente sbagliato qualcosa! E’ anche questo il bello e contemporaneamente la maledizione del laboratorio… non sai mai cosa ti capiterà..
quindi al contrario di quanto sembra da quello che scrivo.. non è affatto tutto così cristallino,..per ovvi motivi però, anche rischiando di banalizzare un po’ i concetti, devo cercfare di essere il più chiaro possibile.. anche se non guasterebbe, credo, soffemmarsi di più sugli aspetti più “rognosi” degli esperimenti..
e poi, la tua domanda finale.. beh.. davvero, non ci avrei mai pensato se non me lo avessi chiesto tu.. probabilmente scriverebbe come gli scienziati siano dei poveri tapini che si domandano come mai un esperimento non è andato come avrebbe dovuto.. o come dei poveri studenti piangano quando scoprono che il loro plasmide non ha ricombinato..(per fortuna non mi è successo…)..
ma non è solo delusioni.davvero.. il tuo commento è stupendo..ti faccio i miei complimenti. se hai altre domande, ti prego: falle! se hai altri commenti scrivili..
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Ehi, ehi, piano, i complimenti li ho fatti prima io, non copiamo! :)
Poi, vediamo se riusciamo ad andare un po’ in ordine…Primo: in realtà sono proprio uno scienziato, fatto e finito (nel senso che ho smesso di farlo, concretamente, già da un po’, e tra poco anche tecnicamente). Ma non divaghiamo.
Secondo: non volevo certo biasimare il post o in generale la divulgazione sulla biologia molecolare, quando “criticavo” l’espozione “bella e pulita”. In realtà immaginavo bene che, come in tutti i laboratori, le cose sono “sporche e difficili”.
La mia era semplicemente una curiosità sul lato “pratico” di tutte queste manipolazioni, perchè le trovo (si sarà capito) estremamente affascinanti ma allo stesso tempo estremamente “oscure”. Nel senso che in tutti i contesti divulgativi non si lascia mai minimanete nemmeno intuire (e giustamente, intendiamoci! non si può mica spiegare tutto e se ci si perde in dettagli tecnici poi non si lascia spazio alle cose “davvero interessanti”) non si lascia minimamente intendere, dicevo, come praticamente si realizzano tutte quelle manipolazioni finissime…E in gran parte direi che mi hai risposto: le cose sono così complicate che spesso ci sono degli “attori” che si occupano in maniera specifica e professionale di un singolo passo specifico (e.g. “aziende sono in grado di sintetizzare i geni di interesse”), nella catena dei molti passi che servono per arrivare ad un certo risultato (a volte mi hai risposto indirettamente e involontariamente, come quando dici: “Petanto quando misceliamo la soluzione contenete il DNA con quella contenente gli enzimi…” in cui confermi quella che per me era solo una vaga supposizione, e cioè che i “tagli” vengono fatti proprio miscelando una soluzione di tagliando con una di tagliante…). Le mie curiosità erano infatti proprio “basilari” e ora, finalmente, ho qualche conferma in più che le varie fasi di manipolazioni si esplicano “in nient’altro che” (con tutte le virgolette del caso) una delicatissima catena di miscele di soluzioni…
Sento sempre far l’esempio di particelle fisiche elementari come il neutrino, quando si vuol sottolineare che ormai la scienza parla di cose che non si possono toccare o vedere ad occhio nudo, ma io, forse per la mia formazione, trovo di gran lunga più incredibile come si possa manipolare una macromolecola come il DNA con una precisione di singola base… semplicemente travasando soluzioni da
una provettaun eppendorf all’altro!Insomma, grazie della risposta e soprattutto in bocca al lupo nella tua carriera di scienziato!
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Me lo sentivo che anche tu eri immischiato nella scienza (la tratto come se fosse un losco affare).. sei un fisico, nevvero?
in effetti hai ragione.. a meno che non si vada nelle pubblicazioni di settore, è raro vedere dettagli sul lato pratico degli esperimenti.
sono contento che ti affascinino questi aspetti della Biologia, ancor di più i lati pratici degli esperimenti.. e spero di essere riuscito a grandi linee a rispondere alle domande che mi avevi fatto così brillantemente.crepi il lupo, e mi raccomando, torna a visitarci spesso!
ciaooooooo -
Ho lavorato a un clonaggio con caronte87 e devo confermare tutto ciò da lui affermato! Purtroppo è impossibile vedere a occhio nudo la molecolina di DNA (e anche tutte le altre molecole, come proteine, lipidi,etc) e questo ha fatto sì che molti di noi(o almeno io!) all’inizio degli studi biologici, fossero un po’ “in confusione” sugli aspetti pratici di ciò che ci veniva raccontato a voce. Anche io mi domandavo come fosse possibile parlare di tagli, di sequenze nucleotidiche specifiche…mica si ha un nastro con le lettere segnate sopra (ATTGC…). Col tempo ho capito (per mia fortuna…senò sarebbero stati guai per la mia carriera :P )che si guarda indirettamente, con test fatti in parallelo (come le ormai mitiche elettroforesi!).
Infine, faccio i complimenti a caronte per l’esposizione! -
Seconda volta che mi ritrovo a studiare sul tuo blog, sto preparando biologia molecolare.complimenti veramente!!
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Visto che sei molto preparato e disponibile mi permetto di chiederti un quesito in merito all’exon shuffling.
da un punto di vista biotecnologico è possibile operare una sorta di exon shuffling nella costruzione di una proteina ricombinante?
se riesci anche a darmi la definizione di exon shuffling te ne sarei grato. -
Sei stato come sempre chiaro, ma a questo punto vorrei capire meglio il rimescolamento come dovrebbe funzionare e che tempistiche sono necessarie in natura.Mi pareva di aver capito invece che una ricombinazione del genere, e casuale, fosse un processo veramente molto lungo.. e che quindi una proteina ricombinata fosse un risultato non ottenibile in laboratorio.
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Oltre alla chiarezza hai anche un tempismo da record!
che facoltà frequenti? -
biotecnologie triennale a padova.
fossi più vicino ti corromperei per farmi gli ultimi esami.sono stremato! -
Devi aprire un 899, per tutte le richieste su biologia e affini chiama la linea caputo!1,5euro al minuto e potresti essere il primo ricercatore a poterti permettere una porsche!
sempre gentile, ci sentiamo! -
Pingback from Bottiglie di Leida» Blog Archive » Baculovirus on 6 novembre 2010 at 00:04

Come vedete, è una molecola circolare. Ma ha anche molte altre caratteristiche, fin più interessanti. Innanzitutto, come ogni buon plasmide che si rispetti, ha un’origine di replicazione, indicata come ori. Le frecce indicano la direzione del plasmide, ovviamente quella canonica 5’-3. La freccia nera è il 



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