Phineas Gage e la Personalità

Durante il corso di fisiologia di quest’anno, che si è rivelato essere tra i più belli ed interessanti, mi ha colpito molto un aneddoto (abbastanza famoso a detta del mio professore, ma a me sconosciuto prima) riguardante la vicenda di un certo Phineas Gage.

Nel 1848 , durante dei lavori per una linea ferroviaria, un ragazzo di 25 anni, chiamato appunto Phineas Gage, fu vittima di un incidente sul lavoro molto serio (quant’è attuale questo epselon, ma lasciamo perdere): per un errore, durante una detonazione, una sbarra metallica gli si conficcò nello zigomo sinistro e fuoriuscì dalla parte opposta del cranio, danneggiando, come certo potrete immaginare, il cervello di quest’uomo.
Portato in ospedale, restò in bilico tra la vita e la morte per molto tempo, ma alla fine si rimise in sesto, soltanto che era un’altra persona; prima dell’incidente si diceva che fosse una persona gentile, educata, e calma, dopo l’incidente divenne una persona irascibile, volgare e litigiosa all’inverosimile: aveva subito dei mutamenti di personalità. Morì dodici anni dopo l’incidente.

Ora, quell’incidente aveva asportato una buona parte dei lobi frontali (la parte anteriore, per capirci) del cervello di Phineas, e da quel che si sa al giorno d’oggi, quelle aree sono molto importanti per la repressione dei comportamenti più irrazionali e bestiali provenienti dal sistema limbico.
L’esperienza di quel poveretto ha fatto luce su molti aspetti del comportamento umano. Quello che è in pratica noto è che il nostro cervello possiede delle aree che controllano in maniera più o meno specifica diversi aspetti della nostra vita: il comportamento, i movimenti, la memoria, la razionalità, l’apprendimento.

Episodi come questi, e numerosi esperimenti di lobotomia, pur nella loro tragicità, hanno reso possibile lo studio di questa organizzazione topografica del nostro cervello.

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  1. Caracolita’s avatar

    La mia tesi di laurea riguardava qualcosa del genere. In pratica costruivo un modello animale (sul ratto) di schizofrenia, provocando una lesione di una parte ben definita del cervello. Tale lesione comprendeva vie essenziali alla vita emotiva e alla risposta a stimoli gratificanti, così appunto si manifestavano apatia, e mancanza di risposta a stimoli ritenuti in genere dai ratti piacevoli.
    Pensa, come stimolo gratificante per i ratti utilizzavo i Fonzies…chiamali scemi!

  2. Caracolita’s avatar

    Questo è uno degli argomenti per me più interessanti. Nella mia tesi ho creato un modello animale (con i ratti) di schizofrenia, proprio sullo stesso principio di quel che racconti. Cioè, creando una lesione in una certa area del cervello, che secondo la teoria era quella implicata nella malattia, si mostravano apatia e mancanza della risposta agli stimoli gratificanti, che nel caso del mio lavoro erano i Fonzies… La cosa che secondo me può riportare l’uomo alla sua dimensione è proprio lavorare con il cervello, ci si rende conto subito che possiamo solo vagare per tentativi e che non ne sapremo mai abbastanza!

  3. caronte87’s avatar

    Sì Sì Sì!! assolutamente, il funzionamento del nostro cervello è uno di quegli argomenti immensi sui quali non sapremo mai abbastanza!

    anche se una parte di me ha pena per quei ratti, mi rendo conto che sono indispensabili per la ricerca: i biologi e i medici dovrebbero erigere delle statue a questi e ad altri animali che sono stati fondamentali per la ricerca!

    e tanto per curiosità, che parte del cervello lesionavi, e come operavi?

  4. Caracolita’s avatar

    In realtà io adoro gli animali, e adoravo giocare con i rattini, ma non so, forse riuscivo a separare il lavoro e la ricerca dall’amore per quelle creaturine; inoltre credo che anche questi lavori ‘sporchi’ si possano fare con sensibilità, cercando di far soffrire il meno possibile gli animali e evitando sprechi inutili.

    Per quanto riguarda il mio lavoro, al settimo giorno di vita dei rattini si praticava una lesione bilaterale nell’ippocampo ventrale con una piccola infusione di acido ibotenico. Poi a 2-3 mesi si eseguivano gli esperimenti di quantificazione della dopamina prodotta nel nucleo accumbens e nella corteccia prefrontale in seguito a stimolazione con i Fonzies.
    Ora spiegare la relazione tra le aree in questione e la schizofrenia è un pò complicato, ma se ti dovesse interessare l’argomento ti manderò un abstract del lavoro.

  5. caronte87’s avatar

    Miseria se mi interessa!! Poi io non sono un grande esperto, conosco davvero solo le basi minime del funzionamento del cervello, però se ti va puoi mandarmelo all’indirizzo:

    caronte87@gmail.com

    Grazie davvero!

  6. bottigliedileida’s avatar

    Qui i biologi hanno preso il potere :-P Scherzo ovviamente! Non può che farmi piacere visto il mio rapporto morboso con le neuroscienze!
    Però preparatevi molti post matematico-fisici adesso che sono di nuovo in pista ^_^

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